Georgia: un viaggio tra biodiversità, tradizione e comunità rurali
Un gruppo di sette realtà bellunesi – rappresentanti del mondo agricolo, formativo e cooperativo – ha recentemente intrapreso un viaggio in Georgia (dal 2 al 6 luglio 2025), terra di straordinaria biodiversità e di antiche tradizioni contadine. La delegazione era composta da Giuseppe Pellegrini (Presidente Montagna Bellunese), Stefano Sanson (Istituto A. Della Lucia), Renato Da Ronch (Orti Rupestri), Fabio Barp (Coop La Fiorita), Antonella Tormen (Centro Consorzi), Laura Solinas (Agricola Buzzatti) e Marco Del Favero (Azienda Agricola Del Favero Marco).
L’obiettivo del viaggio, finanziato con il progetto BIO MOUNTAIN RESOURCES nell’ambito della misura SRG07- FILIERE DEL CIBO del CSR Veneto, era quello di conoscere da vicino l’esperienza della rete ELKANA, la più importante organizzazione georgiana impegnata nella conservazione delle varietà locali e nello sviluppo di un’agricoltura sostenibile. Un incontro che ha aperto nuove prospettive di collaborazione e confronto, unendo le Dolomiti al Caucaso in un dialogo fertile e sorprendente.
Tra il Piccolo Caucaso e la biodiversità agricola
Il viaggio si è sviluppato attraverso sei visite aziendali in villaggi situati soprattutto nell’area del Piccolo Caucaso, a sud-ovest del paese. Qui la terra non è solo risorsa, ma custode di memoria e identità: campi coltivati con cereali e leguminose locali, frutteti di mele e pere antiche, vigneti di varietà autoctone.
Gli agricoltori georgiani, aderenti alla rete ELKANA, hanno mostrato ai visitatori pratiche di coltivazione tradizionali, sistemi di conservazione delle sementi e metodi di trasformazione artigianale che ancora oggi scandiscono la vita rurale: dalla panificazione nei forni di argilla alla vinificazione nelle giare interrate (qvevri), patrimonio culturale riconosciuto dall’UNESCO.
Un filo conduttore emerso in ogni tappa è stata la dimensione comunitaria: i piccoli produttori lavorano insieme, scambiandosi sementi, conoscenze e prodotti trasformati, creando una rete solidale che dà forza all’economia rurale e salvaguarda la ricchezza biologica del territorio.
Le tappe del viaggio
- Tsniksi e Zilikia – Prima tappa presso l’azienda agricola “Elkana”, cuore pulsante della rete. Qui si custodiscono varietà locali di cereali e leguminose, un giardino e un vivaio con antiche mele e pere, coltivati esclusivamente con pratiche sostenibili. A seguire, la visita alla fattoria di Zviad Gachechiladze, con grani locali, frutteti e viti tradizionali.
- Tskordza, Uraveli e Chobareti – Un itinerario tra aziende che raccontano la resistenza silenziosa delle colture tradizionali: i legumi locali di Vazha Kurdadze, i grani e frutteti di Besik Gogsadze, fino all’agriturismo di Aluda Jivaridze, dove i frumenti antichi vengono macinati per produrre farine di qualità, restituendo il sapore autentico del pane georgiano.
- Vardzia – Ultima tappa nel suggestivo scenario delle grotte medievali, presso l’agriturismo Valodia’ Cottage gestito da Tamara. Qui i fagioli locali, i piccoli frutti e le orticole vengono coltivati e trasformati in loco, creando un modello virtuoso di autonomia e valorizzazione gastronomica.
Le visite hanno mostrato un volto duplice dell’agricoltura georgiana. Da un lato, una ricchezza inestimabile di sementi autoctone, varietà locali di cereali, legumi, viti e più in generale di frutta, coltivate senza ricorso a chimica di sintesi e custodite come patrimonio identitario. Dall’altro, una realtà agricola che rimane in gran parte familiare, frammentata e di pura sussistenza. Molte aziende visitate coltivano piccole parcelle di terra, spesso con mezzi rudimentali, producendo ciò che serve per l’autoconsumo e trasformando in modo artigianale ciò che resta.
Questa condizione può apparire come un segno di arretratezza rispetto ai modelli produttivi europei. Tuttavia, proprio questa “semplicità” porta con sé un insegnamento prezioso: la centralità dell’autosufficienza, della comunità e della sobrietà come chiavi di resilienza in un mondo sempre più fragile.
Ogni visita è stata documentata con foto e video che diventeranno preziosi materiali di divulgazione. Ma soprattutto, il viaggio ha lasciato nei partecipanti un’impressione profonda: la consapevolezza che la tutela della biodiversità non è solo una questione agricola, ma culturale, identitaria e comunitaria.
Una lezione per il futuro. Un ponte tra montagne
Il viaggio ha permesso di cogliere un paradosso affascinante: laddove mancano tecnologia e risorse, sopravvive intatta una ricchezza genetica, culturale e comunitaria che altrove è andata perduta. Se l’agricoltura georgiana ha davanti a sé la sfida della modernizzazione, al tempo stesso può insegnare molto a un’Europa sempre più omologata: l’importanza di custodire le varietà locali, mantenere filiere corte, vivere l’agricoltura come bene comune. Dalle Dolomiti al Caucaso, questo scambio ha mostrato che la vera innovazione può nascere anche da pratiche considerate “antiche”: coltivare la biodiversità, rafforzare le comunità, ridare valore al cibo e a chi lo produce. Il legame tra montagna e agricoltura tradizionale si rivela come una chiave per il futuro: un futuro che guarda alle radici per costruire resilienza, sostenibilità e bellezza condivisa.
Comunità del Cibo Montagna Bellunese
Presidente: Giuseppe Pellegrini
Referente: Antonella Tormen
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