4U – Cultura Motore di Comunità: raccontare Belluno per immaginare nuovi futuri

Cosa succede quando si chiede a un gruppo di persone di fermarsi a osservare il territorio in cui vive, raccontarlo attraverso una videocamera e immaginarne il futuro attraverso strumenti di Intelligenza Artificiale? È questa la domanda al centro di 4U – Cultura Motore di Comunità, progetto che ha trasformato Belluno in uno spazio di ricerca, sperimentazione e incontro, usando linguaggi diversi — dal cinema all’AI, dalla narrazione alla ricerca artistica — per coinvolgere cittadini e comunità nella costruzione di nuovi racconti del territorio.

Racconti Urbani: mappare Belluno attraverso chi la vive

Il percorso è iniziato con Racconti Urbani, un’attività di mappatura pensata per comprendere come Belluno viene percepita e raccontata da chi la abita. Parole, luoghi, desideri e percezioni hanno contribuito a costruire una prima geografia della città non solo fisica, ma anche sociale e affettiva.

La mappatura ha permesso di individuare temi, comunità e possibili interlocutori, diventando la base sulla quale costruire tutte le attività successive.

Riprendere Belluno: imparare a guardare prima ancora che a filmare

Con “Riprendere Belluno”, due cicli di workshop condotti dalla filmmaker Raffaella Rivi, il cinema è diventato uno strumento per tornare a osservare la città. Il percorso è nato dall’esperienza di aiku – arte impresa cultura, centro di ricerca dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

Ai partecipanti non è stato chiesto di imparare a usare una videocamera: il primo esercizio è stato guardare. Riconoscere dettagli, scegliere un punto di vista, trovare una storia nei luoghi attraversati ogni giorno. Da queste osservazioni sono nati cortometraggi partecipativi capaci di restituire Belluno attraverso prospettive personali e differenti.

Il cinema, in questo percorso, è diventato un esercizio di pensiero critico: scegliere cosa inquadrare significa scegliere cosa rendere visibile, interrogarsi sulla rappresentazione del territorio e confrontare il proprio sguardo con quello degli altri.

Immaginando Belluno: dall’AI generativa al libro-game sul futuro della città

Se il cinema ha invitato a osservare il presente, il laboratorio “Immaginando Belluno: scenari futuri e creatività collettiva con l’IA”, guidato da Marco Bratovich, ha chiesto di spostare lo sguardo in avanti.

L’Intelligenza Artificiale generativa è stata affrontata non come tecnologia da imparare passivamente, ma come strumento da interrogare criticamente all’interno di un processo creativo. Testi, immagini e scenari sono diventati materiali per immaginare Belluno nel futuro. La domanda centrale non era cosa l’AI fosse in grado di produrre, ma quale ruolo le persone svolgono nel formulare domande, compiere scelte e dare significato a ciò che viene generato.

Da questo processo è nato il libro-game “Immaginando Belluno”: una pubblicazione collettiva nella quale il lettore non segue un’unica storia, ma è chiamato a scegliere tra strade e futuri differenti. La forma stessa del libro-game restituisce il senso dell’esperienza: il futuro non come qualcosa di già scritto, ma come una successione di possibilità sulle quali siamo chiamati a prendere posizione.

Incontro tra generazioni: il valore relazionale dei laboratori

Uno degli aspetti più significativi dei laboratori è stato qualcosa che va oltre i prodotti realizzati. Le attività hanno coinvolto persone di età, esperienze e competenze diverse: ragazzi e adulti hanno lavorato insieme, imparando gli uni dagli altri e costruendo progressivamente un gruppo.

Il laboratorio è diventato così un luogo di incontro e dialogo, nel quale la produzione culturale ha offerto un pretesto per creare relazioni. Il confronto intergenerazionale ha permesso di discutere di città, tecnologia, immagini, futuro e appartenenza, condividendo tempo, idee e competenze.

La restituzione pubblica al Lago Film Fest

Il 19 luglio 2026, i risultati dei laboratori sono stati presentati pubblicamente al Lago Film Fest, presso il Parco Archeologico Didattico del Livelet di Revine Lago. Cortometraggi e libro-game sono stati condivisi con il pubblico, ma soprattutto tutor e partecipanti hanno raccontato il percorso: le difficoltà, le scoperte, il lavoro collettivo e le relazioni costruite durante i mesi precedenti.

Portare questi risultati all’interno di un festival internazionale dedicato al cinema e ai nuovi linguaggi ha significato mettere le esperienze nate a Belluno in dialogo con un pubblico più ampio, completando il percorso: dall’osservazione individuale alla costruzione collettiva, fino alla condivisione pubblica.

Residenti in Montagna: la ricerca artistica nelle comunità

Dopo i laboratori, 4U ha proseguito il proprio percorso con “Residenti in Montagna”, un programma di ricerca artistica con le comunità. Due artisti hanno sviluppato ricerche differenti, costruite attraverso incontri, sopralluoghi e relazioni con gli abitanti:

Claudio Beorchia ha rivolto il proprio sguardo alla montagna, alla cura della terra, alla biodiversità e alle pratiche di resistenza all’abbandono, entrando in relazione con esperienze come quella degli Orti Rupestri e con gli abitanti di Bramezza.

Nina Fiocco ha scelto il legno come elemento attraverso cui attraversare memoria e cultura materiale del territorio, raccogliendo e fotografando oggetti ai quali le persone attribuiscono un particolare valore affettivo e ascoltandone le storie.

Anche in questo caso l’opera non arriva sul territorio già definita: nasce dall’incontro.

La cultura come spazio di relazione: il filo comune di 4U

Guardando insieme le diverse tappe del progetto emerge un filo comune. La mappatura ha chiesto alle persone di raccontare il territorio. Il cinema ha insegnato a osservarlo. L’AI ha permesso di immaginarlo diversamente. Le residenze artistiche hanno portato la ricerca dentro le comunità e le storie della montagna.

Ma ciò che lega davvero queste esperienze sono le relazioni create durante il processo. I cortometraggi, il libro-game, le fotografie e gli esiti delle ricerche artistiche sono la parte visibile del progetto. Dietro di essi rimane una rete di persone che si sono incontrate, hanno condiviso competenze e punti di vista e hanno imparato nuovi modi per comunicare.

4U – Cultura Motore di Comunità mostra come la cultura possa essere non soltanto qualcosa da fruire, ma uno spazio nel quale incontrarsi, sviluppare uno sguardo critico sul presente e acquisire strumenti per raccontare — e forse trasformare — il territorio che abitiamo.

Viviana Carlet, Ricercatrice AIKU – Arte Impresa Cultura, Centro di ricerca Università Ca’ Foscari


Per informazioni sul progetto 4U – Cultura Motore di Comunità e sulle prossime iniziative culturali di Centro Consorzi nel territorio bellunese, contatta i nostri uffici. Il team è a disposizione per enti, scuole, artisti e operatori culturali interessati a collaborare.