Previsioni demografiche Belluno al 2031: popolazione in calo, meno attivi e meno giovani. L’analisi del prof. Diego Cason
L a Camera di Commercio di Belluno-Treviso ha recentemente pubblicato i dati Istat sulle previsioni demografiche di breve periodo, fino al 2031. La conoscenza delle previsioni demografiche è molto importante per orientare la programmazione in tutti i settori, ad esempio: dalla sanità alla scuola, dal sociale al produttivo. Abbiamo esaminato questi dati con l’aiuto del sociologo Diego Cason.
Come valuti nel loro insieme questi dati?
La popolazione veneta nei primi 10 anni di questo secolo ha avuto una crescita di 372.401 residenti. Questa crescita (+8,3%) è, per il 90%, dovuta al saldo immigratorio dall’estero, ovvero, è stata sostenuta da un flusso crescente di stranieri che hanno “scelto” la nostra regione per ricostruire un loro progetto di vita. Nel secondo decennio, dal 2011 al 2021, al posto di una crescita c’è stato un calo di 9.776 residenti pari al –0,2%. Questa inversione di tendenza si spiega con la costante contrazione della fecondità e della fertilità. E con la crescita dei decessi, determinata crescenti contingenti di anziani che generano un incremento del deficit del saldo naturale che, a stento, viene bilanciato dalle dinamiche migratorie. È sufficiente confrontare la variazione del saldo naturale della popolazione di nazionalità italiana con quella di nazionalità straniera per rendersi conto del fenomeno avvenuto negli ultimi 25 anni. Ricordo che il saldo naturale è dato dalla differenza tra il numero dei nati vivi e dei deceduti nel corso dell’anno di riferimento. La dinamica del fenomeno è evidente: il saldo naturale degli stranieri è sempre positivo ma, a partire dal 2021, non è più in grado di compensare il pesante saldo negativo prodotto dagli italiani. La conseguenza è che il saldo naturale totale si attesta su valori negativi di poco superiori a 20 mila unità l’anno. Le previsioni per il 2030 sono di un saldo naturale di –26.585 unità con una variazione percentuale negativa del –28,3%.
Ciò cosa significa?
Questa situazione regionale aggrava la carenza di attivi, ovvero, le persone da 15 a 65 anni disponibili al lavoro, che è già pesante in Veneto e che peggiorerà in futuro. Secondo gli studi di Veneto Lavoro e della CGIA di Mestre nel 2030 ci saranno circa 190.000 persone in età lavorativa in meno, con una ulteriore riduzione dell’8%. Purtroppo, nei prossimi 15–20 anni non possiamo aspettarci una crescita della natalità perché i dati previsti per il 2030 saranno 26.954 nati contro i 28.913 del 2025 con una riduzione del 6,7%. Gli scenari futuri delle nascite in Veneto non sono favorevoli: nel 2050 i nati saranno 28.475 che è una stasi nella migliore delle ipotesi. Dovremmo, invece, sopportare una crescita della mortalità poiché i decessi da 51.255 del 2025 diventeranno 53.539 nel 2030 crescendo del 4,4%.
Le dinamiche migratorie, secondo le proiezioni Istat, ci dicono che il saldo migratorio interno scenderà, dagli attuali 6.693 immigrati da altre regioni italiane ai 6.276 del 2030, con un calo del 6,2%. Anche la migrazione dall’estero subirà una contrazione, dall’attuale saldo di 12.894 immigrati in più degli emigrati, si scenderà a 12.794 del 2030 con una modesta riduzione dello 0,7%.
Valutando il saldo migratorio totale (interno più estero) è ben visibile l’effetto totale sul terzo decennio del 2000. Si cambia, dal saldo di 25.526 ingressi del 2022, ai 19.070 del 2030, con una riduzione di 6.456 unità (–26%!) che, sommata alla riduzione di 5.869 unità del saldo naturale, determina un deficit di ricambio della popolazione di –12.325 pari a un quarto della dinamica demografica complessiva. L’analisi proposta chiarisce i motivi per i quali il tasso di crescita veneto è cambiato dal +1.808 del 2022 (trascuriamo il 2021, perché viziato dal –22.085 dovuto agli effetti post Covid) al – 7.515 del 2030. A una prima valutazione questi mutamenti non avranno rilevanti conseguenze sul totale dei residenti in Veneto che varieranno dai 4.854.000 del 2025 ai 4.823.000 del 2030 (–0,6%) ma gli effetti negativi si avvertiranno soprattutto sulla riduzione della popolazione scolastica (–9%) per effetto del calo dei nati e sulla popolazione attiva (–2,5%), sugli occupati (– 4,3%), sugli addetti (–13,2%) e sul numero di imprenditori commerciali ed artigiani. La riduzione di cui abbiamo presentato le principali dinamiche e alcune previsioni, incideranno in modo rilevante sulla struttura economica e del lavoro regionale.
In questo contesto, qual è la situazione in provincia di Belluno
La situazione non è, e non sarà, migliore di quella veneta. La provincia dal 2001 al 2011 ha avuto un modesto incremento di popolazione di 2.160 unità pari al +1%, questa situazione è radicalmente mutata dal 2011 al 2021 con una perdita totale di 11.678 residenti, pari al –5,6%. Le previsioni per il 2031, confermano l’andamento dell’ultimo decennio e si prevede un ulteriore riduzione della popolazione di 5.520 unità pari al – 2,8%. Anche nella nostra provincia è evidente da diversa dinamica della popolazione residente italiana e quella straniera.
La dinamica del fenomeno è evidente: il saldo naturale degli stranieri è sempre positivo ma già dal 2001 non è in grado di compensare il pesante saldo negativo prodotto dagli italiani. La conseguenza è che il saldo naturale totale si attesta su valori negativi di circa –1.450 unità l’anno. Le previsioni per il 2030 sono di un saldo naturale di –1.573 unità con una variazione percentuale negativa del –50%.
E nel breve periodo?
Nei prossimi 5 anni avremo una modesta crescita della natalità perché i nati previsti per il 2031 saranno 1.175 nati contro i 1.052 del 2025 con un incremento del 11,7%. Dovremmo, invece, sopportare una crescita della mortalità poiché, i decessi cresceranno da 2.553 del 2025 ai 2.699 del 2031 con una crescita del 5,7%. Le dinamiche migratorie, secondo le proiezioni Istat, ci dicono che il saldo migratorio interno crescerà, dagli attuali 177 immigrati da altre regioni italiane ai 292 del 2031, con un incremento del 65%. La migrazione dall’estero subirà una contrazione: dall’attuale saldo di 881 immigrati in più degli emigrati, si scenderà a 504 con una riduzione del 42,8%. Valutando il saldo migratorio totale (interno più estero) è ben visibile l’effetto totale. Si cambia, dal saldo di 1.058 ingressi del 2025, ai 796 del 2031, con una riduzione di 262 unità (–24,8%) che, sommata alla riduzione di 23 unità del saldo naturale, determina un deficit di ricambio della popolazione di –285 pari al –64,3%. L’analisi proposta chiarisce i motivi per i quali il tasso di crescita bellunese cambierà dal –443 del 2025 al – 728 del 2031. Nel caso della provincia di Belluno avremmo potuto sintetizzare quanto scritto dicendo che da qui al 2030 assisteremo a una sostanziale stasi, pendente verso un modesto peggioramento degli equilibri demografici. Risultato prevedibile visto i piccoli numeri, tuttavia, va messo in evidenza che la popolazione del 2031 scenderà a 192.188 residenti con i tassi migratori previsti, ma scenderebbe a 186.787 se i flussi immigratori cessassero o il saldo migratorio totale diventasse nullo, come desiderano i sostenitori della remigrazione. In entrambi i casi la popolazione diminuirebbe ma nel primo caso del –2,8% nel secondo del –5,3%. Così, a prima vista, non pare una buona idea rinunciare al saldo positivo dei flussi immigratori dall’estero. Questi mutamenti avranno conseguenze sul totale dei residenti in provincia di Belluno ma gli effetti negativi si avvertiranno soprattutto sulla riduzione della popolazione scolastica totale da 0 a 19 anni (–8,5%) per effetto del calo dei nati e sulla popolazione attiva (–4,3%) e, come conseguenza sugli occupati, sugli addetti e sul numero di imprenditori commerciali ed artigiani.
È possibile allargare l’arco temporale di valutazione?
Le previsioni statistiche hanno un buon grado di attendibilità ma, più lontano ci si spinge inferiore è la precisione. Possiamo sempre utilizzando i dati Istat, valutare l’andamento della demografia bellunese fino al 2050.
Il saldo naturale peggiorerà dal 2024 al 2050 e diventerà ancora più negativo –235, –16%. Purtroppo, gli interventi per aumentare la natalità producono effetti con molta lentezza (+57 nati previsti in 25 anni!), completamente annullati dalla crescita di 292 decessi (+11,4%). Per mantenere la popolazione stabile non possiamo contare sull’aumento delle nascite. Il saldo migratorio interno tenderà a crescere fino al 2042 per poi declinare (perché la popolazione italiana cala) giungendo a valore pari a 303 nel 2050, con un incremento di 32 unità pari a una crescita del 12%. Il saldo migratorio estero avrà una variazione esattamente opposta a quello interno; giungerà al suo valore minimo nel 2033 per poi risalire a 534 nel 2050, con un incremento di 15 punti rispetto al dato di partenza pari al 2,9%. Valutando il saldo migratorio derivato dalla somma dei precedenti si verifica che crescerà ma in modo modesto poiché arriverà un valore pari a 837 con un incremento del 6%. Se le cose andranno nel modo previsto, Non ci sarà alcuna prospettiva di crescita poiché il tasso omonimo varierà da -676 a -864 riducendosi di 188 unità l’anno pari a un calo del 28%. Le previsioni sulla popolazione residente nel 2050 sono impietose poiché l’intera provincia avrà 178.687 residenti registrando un calo di 17.202 unità, pari a un’ulteriore riduzione del 9%.
Pertanto, quali azioni si dovrebbero “mettere in campo”?
È necessario operare subito su entrambi i versanti, rendendo le nostre comunità più amichevoli nei confronti dei bambini, delle madri e delle famiglie, estendendo i servizi loro dedicati. Servirà anche un più efficace governo delle migrazioni, che contrasti con decisione il traffico criminale di esseri umani e contemporaneamente produca un’efficiente accoglienza e un reale sostegno agli immigrati e loro famiglie. Chiunque desideri costruire un progetto di vita stabile nelle Dolomiti bellunesi dovrebbe essere accolto e avere opportunità simili a quelle dei residenti. Ne più né meno. Potranno diventare cittadini se rispetteranno l’ordinamento giuridico italiano e se contribuiranno (come fanno già i residenti italiani e stranieri presenti) al mantenimento del territorio che ci ospita e al consolidamento delle relazioni comunitarie. Spero che i bellunesi non dimentichino che in provincia ci sono almeno 35.000 italiani e 13.000 stranieri immigrati qui nel corso degli ultimi 50 anni e che oggi sono parte integrante delle comunità in cui si sono inseriti. Senza di loro saremmo una comunità più debole (149 mila residenti) e, probabilmente, saremmo già stati dispersi, in minoranze irrilevanti e senza potere nelle province confinanti.
E.C.



















