Camera di Commercio Treviso-Belluno: De Bettin presenta la visione per Veneto Nord e il futuro del territorio
Presidente, Lei ha detto che la Camera di Commercio deve smettere di “amministrare il presente” e diventare il luogo in cui si costruisce il futuro. Quali saranno i primi tre interventi concreti che metterà in campo nei prossimi dodici mesi per dimostrare che questo cambio di passo è già iniziato?
Nei primi dodici mesi voglio rendere visibile il cambio di metodo con tre azioni. La prima sarà aprire il percorso per dare sostanza all’identità di Veneto Nord: non un cambio di insegna, ma una presenza camerale organizzata e paritaria tra Treviso, Belluno e le terre alte, capace di avvicinare l’ente alle imprese e di riconoscere le diverse vocazioni del territorio. La seconda sarà introdurre una governance verificabile: obiettivi concordati con categorie e istituzioni, deleghe chiare, indicatori pubblici, una dashboard aggiornata semestralmente e un audit iniziale che definisca con trasparenza il punto di partenza. La terza sarà avviare subito la regia dei progetti territoriali. Riuniremo i soggetti che già operano in turismo, formazione, innovazione, energia, comunicazione e sviluppo locale; mapperemo sovrapposizioni e complementarità; formalizzeremo protocolli di collaborazione, calendari condivisi e procedure comuni per costruire progetti finanziabili. In parallelo, il Consiglio sarà coinvolto attraverso gruppi di lavoro tematici permanenti. Il segnale concreto sarà questo: meno iniziative isolate e più progetti integrati, con responsabilità, tempi e risultati leggibili. Costruire il futuro significa trasformare la Camera da luogo che registra ciò che accade a piattaforma che connette competenze, accelera decisioni e rende conto pubblicamente di ciò che produce. Entro l’anno dovranno quindi essere visibili il percorso, le responsabilità attribuite e i risultati iniziali.
Nel suo discorso d’apertura ha parlato di giovani che lasciano il territorio, di centri decisionali indeboliti e di una competitività che rischia di perdere terreno. Qual è, secondo lei, il nodo più urgente da sciogliere tra infrastrutture, energia, accesso ai capitali e attrazione dei talenti, e come la Camera di Commercio può fare la differenza su un tema che spesso sembra una competenza esclusiva della politica?
Il nodo più urgente non è scegliere una sola voce tra infrastrutture, energia, capitali e talenti: è ricomporle in un sistema. Un giovane resta se trova imprese innovative, lavoro qualificato, servizi e connessioni; un’impresa investe se dispone di competenze, credito, energia competitiva e accesso ai mercati. Se affrontiamo questi fattori separatamente, continueremo a rincorrere le emergenze. La Camera non costruisce strade né decide le tariffe energetiche, ma può fare ciò che oggi manca: rappresentare con una voce unitaria i bisogni reali del sistema produttivo, produrre proposte tecnicamente fondate, mettere allo stesso tavolo politica, imprese, banche, confidi, università e ITS, e misurare gli impegni assunti. Sul capitale umano vogliamo co-progettare i percorsi formativi sui fabbisogni delle imprese, sostenere esperienze strutturate scuola-lavoro e monitorare il placement. Sul credito, rafforzare il raccordo con confidi e sistema bancario nelle fasi critiche dell’impresa. Sulle infrastrutture, sostenere i collegamenti verso la Pedemontana e i corridoi europei e completare l’ultimo miglio digitale. Sull’energia, far valere il patrimonio idroelettrico del territorio affinché una quota dei benefici ritorni a enti locali e imprese. La differenza camerale sta nella sussidiarietà: non sostituirsi alla politica, ma renderle impossibile decidere senza conoscere dati, priorità e conseguenze per chi produce e lavora. Ecco il compito della regia camerale al servizio del territorio.
La sua idea di “Veneto Nord” punta a superare campanilismi e frammentazioni, facendo di Treviso e Belluno un unico sistema economico. Come convincerà imprese, amministrazioni e categorie a lavorare davvero insieme, evitando che questa rimanga soltanto un’etichetta o uno slogan?
Non chiederò a Treviso e Belluno di rinunciare alla propria identità. Veneto Nord nasce proprio dal riconoscimento delle differenze: pianura manifatturiera, colline vitivinicole, terre alte dolomitiche. Il punto è trasformare queste differenze in complementarità e massa critica. Per convincere gli attori non bastano appelli all’unità: servono convenienze concrete e un metodo affidabile. Cominceremo mappando soggetti, competenze, partecipazioni e progetti delle due province; poi metteremo in relazione le realtà che lavorano sugli stessi temi – turismo, formazione, innovazione, sostenibilità, energia, comunicazione – perché condividano buone pratiche, calendari, dati e opportunità di finanziamento. Non propongo fusioni calate dall’alto né un nuovo organismo burocratico. Propongo relazioni strutturate tra soggetti autonomi, con ruoli chiari, protocolli operativi, co-progettazione e indicatori comuni. La Camera ha un vantaggio unico: siede contemporaneamente al tavolo trevigiano e a quello bellunese e può agire da facilitatore terzo. Il consenso si costruirà dimostrando che coordinarsi riduce duplicazioni e costi, rafforza la capacità di attrarre risorse europee e capitali, e rende più credibile il territorio sui mercati. Veneto Nord smetterà di essere uno slogan quando un progetto nato in una provincia produrrà valore anche nell’altra e quando i risultati saranno rendicontati pubblicamente, non rivendicati a parole. Pari dignità vuol dire condividere azioni, progetti e benefici.
E.C.
















