Formazione professionale, scuola e montagna: le politiche regionali per il futuro del Bellunese
Il report di FICIAP Veneto conferma che oltre l’80% dei giovani che escono dai percorsi di formazione professionale trova lavoro entro due anni, con percentuali che sfiorano il 90% nei percorsi IFTS. È la dimostrazione che la formazione professionale rappresenta una risposta concreta sia per i giovani sia per le imprese. Quali ulteriori investimenti intende mettere in campo la Regione per rafforzare ancora di più la filiera IeFP, IFTS e ITS Academy e valorizzarla anche dal punto di vista culturale, superando il pregiudizio che spesso la considera una scelta di “serie B” rispetto ai percorsi liceali?
I dati dell’occupabilità parlano da soli e dimostrano che la formazione professionale non è affatto un’opzione di ripiego, bensì una corsia preferenziale per il mondo del lavoro e per l’autorealizzazione personale. Il modello veneto di Integrazione tra IeFP, IFTS e ITS Academy rappresenta un’eccellenza nazionale ed europea che la Regione intende continuare a sostenere con risorse mirate e programmazione strategica. Per rafforzare ulteriormente questa filiera puntiamo su tre direttrici fondamentali: Investimenti mirati e aggiornamento tecnologico: Continueremo a destinare ingenti risorse del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) e del FSC (Fondo per lo sviluppo e la coesione) per ammodernare i laboratori e adeguare le competenze dell’offerta formativa alle transizioni ecologica e digitale; Orientamento precoce e consapevole: Abbiamo recentemente finanziato con 2,5 milioni di euro le misure regionali per l’orientamento nell’ambito del progetto regionale Orientati, attraverso cui intendiamo intervenire fin dalle scuole secondarie di primo grado, coinvolgendo famiglie e docenti in percorsi di orientamento capaci di mostrare il reale valore tecnico, creativo ed economico dei mestieri artigianali e industriali; Svolta culturale: Il superamento del pregiudizio sui percorsi tecnici e professionali passa per la narrazione di storie di successo. Quando dimostriamo che i diplomati degli ITS o qualificati IeFP guidano l’innovazione nelle nostre imprese, il concetto di “serie B” cade da solo. La formazione professionale è il vero motore della competitività del nostro tessuto produttivo.
Lei ha più volte ribadito che il diritto allo studio deve essere garantito a tutti. Nella provincia di Belluno, però, molti studenti provenienti da aree montane come la Val Boite, Cortina d’Ampezzo, Comelico, Agordino o Cadore affrontano quotidianamente fino a sei ore di viaggio tra andata e ritorno. Ritiene che sia arrivato il momento di prevedere la realizzazione o il potenziamento di convitti e residenze studentesche a Belluno per garantire davvero pari opportunità ai ragazzi che vivono nelle aree più periferiche della montagna?
Garantire il diritto allo studio significa azzerare le distanze geografiche e gli ostacoli logistici che penalizzano chi vive nelle nostre vallate. Affrontare fino a sei ore di viaggio ogni giorno non è sostenibile per uno studente e rappresenta un’evidente disparità di trattamento rispetto a chi risiede nei centri urbani di pianura.
I convitti e le residenze studentesche non sono semplicemente una risposta abitativa, ma un vero e proprio presidio educativo di inclusione e pari opportunità. Come Regione riteniamo prioritario: Pianificare interventi residenziali integrati: Lavorare in stretta sinergia con la Provincia di Belluno, i Comuni del territorio e le istituzioni scolastiche per individuare strutture idonee da adibire a convitti o residenze per studenti. Sostenere le famiglie della montagna: Favorire il rafforzamento delle reti di supporto territoriale e la valorizzazione delle convenzioni esistenti per agevolare la frequenza e la residenzialità degli studenti delle aree più interne. Puntare su una mobilità integrata: Accanto all’accoglienza residenziale, serve proseguire nel miglioramento dei servizi di trasporto scolastico dedicati alla montagna. Tutelare gli studenti della montagna significa garantire loro la possibilità di formarsi al meglio senza dover abbandonare precocemente il proprio territorio.
Belluno rappresenta quasi un quinto dell’intero territorio veneto, ma ospita appena il 4% della popolazione regionale e ha una densità abitativa di circa 55 abitanti per chilometro quadrato contro una media veneta di oltre 260. Applicare gli stessi parametri numerici delle altre province per mantenere aperti indirizzi e classi rischia di penalizzare fortemente il territorio montano. La Regione è disponibile a chiedere criteri specifici e deroghe strutturali affinché nelle aree montane il numero minimo di iscritti richiesto alle scuole sia inferiore rispetto al resto del Veneto?
La montagna non può essere governata con le rigide metriche della pianura. Applicare la pura logica dei numeri a un territorio con una densità abitativa di 55 abitanti per chilometro quadrato equivale a condannarlo al progressivo isolamento e alla chiusura dei servizi essenziali. Ed è proprio questo che facciamo nell’ambito dell’offerta Iefp, con deroghe specifiche. La risposta della Regione su questo punto è netta: sì alle deroghe strutturali e ai criteri specifici per la montagna. Per il Confronto con il Ministero dell’Istruzione (MIM) continueremo a chiedere con forza in tutte le sedi di confronto con il Governo centrale il riconoscimento di uno “statuto speciale” per la scuola di montagna, prevedendo la riduzione delle soglie minime per la formazione delle classi e dei plessi; Salvaguardia dell’offerta formativa: Mantenere un indirizzo di studio o un punto erogativo in una valle periferica non è un costo da rami secchi da tagliare, ma un investimento sociale ed economico fondamentale per contrastare lo spopolamento; Attuazione della normativa sulla montagna: Nel quadro delle nuove disposizioni sulla montagna, la scuola deve rimanere un pilastro invalicabile: dove chiude una scuola, muore una comunità.
Lei ha sottolineato che l’obiettivo della Regione è trattenere i giovani in Veneto rafforzando il legame tra formazione e mondo produttivo. Per Belluno, però, la sfida è ancora più complessa: lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione convivono con un sistema economico competitivo, guidato dall’occhialeria, dal manifatturiero e dal turismo, che fatica a trovare personale qualificato. Quali strumenti concreti immagina per fare in modo che i giovani scelgano di restare o tornare a lavorare in provincia di Belluno? E come si può rendere ancora più stretto il collegamento tra scuole e aziende del territorio?
Belluno vive un apparente paradosso: da un lato soffre per la fuga dei giovani e il calo demografico, dall’altro vanta settori produttivi leader nel mondo come l’occhialeria, il legno, la meccanica di precisione e il turismo sostenibile. La chiave per spezzare questo circolo vizioso è rendere la montagna un luogo attrattivo dove costruire un progetto di vita, e non solo di lavoro. Per raggiungere questo obiettivo stiamo muovendo leve concrete che sintetizzo:
Sinergia diretta Scuola-Impresa: Promuoviamo e finanziamo percorsi formativi progettati direttamente con le aziende locali. Un esempio positivo è l’integrazione tra centri di formazione (come appunto il Centro Consorzi), ITS Academy ed eccellenze industriali e artigianali del territorio. I ragazzi devono sapere che qui ci sono opportunità di carriera e innovazione al pari dei grandi centri urbani.
Incentivi al ricambio generazionale e all’imprenditorialità: Attraverso il Patto per lo Sviluppo e le politiche regionali sosteniamo i giovani che decidono di aprire o rilevare attività artigiane e commerciali in montagna.
Welfare territoriale e attrattività: Insieme alle misure sulla formazione, servono servizi, connettività, alloggi e trasporti a misura di giovane e di giovane famiglia.
Restare in provincia di Belluno non deve essere percepito come un atto di resistenza eroica, ma come una scelta consapevole e vincente di futuro.
E.C.

















