Sviluppo economico e crisi aziendali nel Bellunese: l’assessore Bitonci fa il punto su Hydro, Ceramica Dolomite, Longarone Fiere e semplificazione
Negli ultimi mesi la Regione è stata impegnata nei tavoli di crisi di Hydro Extrusion di Feltre, Ceramica Dolomite di Borgo Valbelluna e Innovatek di Longarone. Qual è oggi il bilancio di questi interventi e quali ulteriori strumenti la Regione è pronta a mettere in campo per garantire continuità produttiva, tutela dell’occupazione e attrazione di nuovi investimenti nel Bellunese?
Il bilancio che possiamo fare è quello di un lavoro ancora in corso, ma con alcuni risultati concreti. In tutti e tre i casi la Regione ha scelto di non limitarsi a seguire le crisi da lontano: con l’Unità di crisi aziendali abbiamo convocato e coordinato i tavoli di crisi regionali, mettendo insieme imprese, lavoratori, organizzazioni sindacali, enti locali e, quando necessario, abbiamo coinvolto il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Su Hydro Extrusion la situazione resta complessa, ma siamo riusciti a spostare il confronto verso una prospettiva di reindustrializzazione. L’obiettivo è portare a termine la transizione industriale con un soggetto che possa subentrare e garantire continuità produttiva e occupazionale. È una strada che stiamo seguendo con grande attenzione perché trattandosi della lavorazione dell’alluminio parliamo di una specializzazione industriale strategica per il territorio e il Paese, ma anche di competenze e professionalità che non possiamo permetterci di disperdere. Ceramica Dolomite è un caso di reindustrializzazione seguito dalla Regione a partire dalla sua costituzione, quando l’intervento, coordinato con le Parti sociali, ha scongiurato la chiusura programmata da Ideal Standard. Siamo poi intervenuti, in tutte le fasi che hanno accompagnato il percorso di rilancio, in sinergia con il MIMIT. Recentemente, abbiamo contribuito, attraverso la mediazione regionale, alla definizione dell’accordo sindacale che accompagna il Piano di rilancio. Ora, a fronte delle criticità ancora presenti, la sfida è accompagnare l’attuazione del Piano industriale per rendere più efficiente l’azienda, intervenire sui costi e sulla produttività e, contemporaneamente, puntare su produzioni di maggiore valore aggiunto e sul marchio proprio. Innovatek, al momento, è il caso meno problematico tra quelli richiamati e rappresenta, invece, un esempio interessante di reindustrializzazione. Il percorso, avviato dopo l’acquisizione del ramo d’azienda ex Safilo, a fronte del rallentamento del contoterzismo nel settore occhialeria, ha puntato alla diversificazione, garantendo la tenuta occupazionale promessa al tempo dell’acquisizione. È un caso su cui siamo più volte intervenuti supportando il rilancio con attività di mediazione e con l’attivazione di politiche del lavoro. Con l’azienda e le Parti sociali abbiamo in programma ulteriori incontri dei tavoli di monitoraggio per accompagnare e completare il processo di rilancio. Questi casi evidenziano che la nostra modalità di gestione delle crisi supera la logica emergenziale convergendo verso la politica industriale. In particolare, per le crisi complesse, che riguardano attività, competenze e settori strategici e interessano un ampio bacino occupazionale in termini diretti e/o di indotto, puntiamo sempre a definire le condizioni per il rilancio. Ciò avviene anche considerando nuovi soggetti industriali in grado di assicurare il dovuto impegno con nuovi investimenti e competenze. Per il Bellunese la sfida, nel breve periodo, risiede anche nella capacità di utilizzare meglio gli strumenti regionali, nazionali ed europei per rispondere alle transizioni in essere e rendere il territorio più attrattivo per chi vuole investire. In prospettiva, il lavoro che stiamo sviluppando insieme alle Parti sociali, datoriali e sindacali, fa leva proprio sul perfezionamento di modalità e strumenti a supporto di questi processi.
La Regione ha recentemente rifinanziato il Fondo di garanzia per le PMI con altri 10 milioni di euro e varato il bando da 3 milioni per l’artigianato. In che modo queste misure potranno tradursi in opportunità concrete per le imprese e gli artigiani della provincia di Belluno, caratterizzata dalle difficoltà tipiche dei territori montani? Sono previste ulteriori iniziative dedicate alle aziende bellunesi?
Il problema del credito è oggi uno dei temi sui quali dobbiamo mantenere la massima attenzione. Un’impresa può avere ordini, competenze e capacità di investire, ma se non riesce ad accedere al credito rischia comunque di fermarsi. Per questo abbiamo deciso di rafforzare ulteriormente la Sezione speciale regionale del Fondo di garanzia per le PMI con altri 10 milioni di euro, portando la dotazione complessiva a 63 milioni. È una scelta precisa: utilizzare la garanzia pubblica per facilitare l’accesso al credito e consentire alle imprese di investire, innovare e mantenere occupazione. Per le imprese bellunesi questo strumento può avere un’importanza ancora maggiore. In un territorio montano i costi logistici, le distanze, la disponibilità di servizi e la difficoltà di reperire personale possono rappresentare elementi di maggiore fragilità rispetto ad altre aree. La risposta non può però essere quella di considerare la montagna soltanto come un territorio da assistere: dobbiamo creare le condizioni perché fare impresa in montagna continui ad essere conveniente. Per questo stiamo lavorando anche sul versante dell’artigianato. Il nuovo bando regionale da 3 milioni di euro, annunciato al primo Tavolo regionale per l’Artigianato, sarà destinato agli investimenti delle imprese artigiane, con una linea specifica anche per i Maestri Artigiani. Non credo però nelle misure costruite soltanto per una provincia. Credo in strumenti regionali che siano accessibili a tutti, ma che sappiano tenere conto delle condizioni specifiche dei territori. E per Belluno questo significa continuare a lavorare su credito, investimenti, infrastrutture, capitale umano e attrazione di nuove attività produttive.
La Regione ha riconosciuto a Longarone Fiere le qualifiche nazionali e internazionali per il 2027, definendola un patrimonio strategico per il Veneto. Quali sono i prossimi passi del percorso di rilancio della Fiera di Longarone e quale ruolo potrà avere nel promuovere le eccellenze produttive, l’artigianato e l’economia della montagna bellunese?
La decisione della Regione di riconoscere a Longarone Fiere le qualifiche nazionali e internazionali per il 2027 è innanzitutto un segnale di fiducia. Abbiamo attraversato mesi difficili, ma proprio per questo era necessario dare alla società e al territorio una prospettiva. Longarone Fiere non è semplicemente un quartiere fieristico. È uno strumento di politica economica per la montagna. Manifestazioni come Agrimont, Arredamont, Caccia Pesca e Natura e soprattutto la MIG possono portare nel Bellunese operatori, buyer, visitatori e relazioni commerciali che hanno una ricaduta molto più ampia della singola manifestazione. Il prossimo passo deve quindi essere quello di consolidare il percorso di rilancio, dando stabilità alla società e costruendo una programmazione fieristica capace di guardare avanti. Il cambio alla guida della società e il lavoro con gli enti soci devono servire proprio a questo: mettere Longarone Fiere nelle condizioni di tornare a essere protagonista. Io vedo soprattutto tre direzioni. La prima è rafforzare le manifestazioni storiche, che hanno già un marchio riconosciuto. La seconda è collegare sempre di più la Fiera alle filiere produttive della montagna, dall’artigianato all’agroalimentare, dall’arredo al turismo e all’outdoor. La terza è internazionalizzare. Dobbiamo fare in modo che chi arriva a Longarone per una fiera non venga soltanto a visitare uno stand, ma conosca il territorio, le sue imprese e le sue eccellenze. Una fiera funziona quando genera business, relazioni e promozione del territorio. Questo è il ruolo che Longarone deve tornare a svolgere pienamente.
Lei ha più volte chiesto di estendere all’intero Veneto gli strumenti di semplificazione amministrativa, come l’Autorizzazione Unica, per ridurre tempi e burocrazia. Ritiene che le imprese delle aree montane, e in particolare quelle della provincia di Belluno, abbiano bisogno di misure ancora più incisive? Quali interventi concreti propone per rendere più semplice investire e fare impresa in montagna?
Io credo che la semplificazione sia una delle vere politiche industriali che possiamo mettere in campo a costo relativamente contenuto. Un imprenditore non chiede necessariamente alla pubblica amministrazione un contributo: molto spesso chiede semplicemente di poter investire senza dover aspettare mesi o anni per ottenere autorizzazioni. Per questo ho sostenuto più volte la necessità di estendere strumenti come l’Autorizzazione Unica e di rendere più rapidi e coordinati i procedimenti amministrativi. È una linea che stiamo portando avanti anche nel settore energetico, dove la riduzione dei tempi autorizzativi è indispensabile per accompagnare gli investimenti e aumentare la competitività del sistema produttivo. Per la montagna questo tema è ancora più importante. Se un’impresa deve affrontare maggiori costi logistici, una minore disponibilità di servizi e maggiori difficoltà nel reperire lavoratori, non possiamo aggiungere anche una burocrazia più pesante. Io penso quindi a una semplificazione concreta, non soltanto normativa: un unico interlocutore quando possibile, procedimenti digitali, tempi certi, coordinamento tra gli enti e riduzione delle autorizzazioni duplicate. E dobbiamo utilizzare fino in fondo le possibilità offerte dalla digitalizzazione. Ma semplificare non significa deregolamentare o sacrificare la tutela del territorio. Significa fare in modo che le regole siano chiare, proporzionate e soprattutto applicabili in tempi certi. Per il Bellunese aggiungerei un altro elemento: dobbiamo rendere più facile anche l’arrivo di nuovi investimenti. Se vogliamo contrastare lo spopolamento e mantenere giovani e competenze in montagna, dobbiamo offrire alle imprese condizioni competitive. La montagna non deve essere considerata un territorio periferico: deve diventare un territorio nel quale investire conviene.
E.C.

















