Trump chiude, l’Europa si apre: nuove opportunità per il nord-est?
On.le Herbert Dorfmann, la politica estera del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di utilizzare l’arma dei dazi sulle importazioni negli Usa come strumento di politica economica sta provocando pesanti contraccolpi a livello internazionale che a caduta arrivano in Europa, in Italia sino alle realtà regionali e locali.
Come sta reagendo l’Unione Europea ai dazi introdotti, o promessi, dal Presidente Trump? Quali azioni sta mettendo in campo?
Credo che la strada intrapresa in questi giorni e in queste settimane dall’Unione Europea sia quella corretta: serve fermezza perché gli Stati Uniti devono capire che siamo un partner serio, che non cerca – come pensa e sostiene il Presidente Trump – di “sfruttare” gli USA, ma che crede nel mercato libero.
Siamo assolutamente convinti che il mercato globalizzato, equo e libero rappresenti un vantaggio tanto per gli Stati Uniti d’America quanto per l’Unione Europea. Questo atteggiamento del Presidente Trump apre comunque tanti nuovi spazi commerciali per l’Europa in altri angoli del mondo.
Su quali nuovi mercati si potrebbero indirizzare le nostre esportazioni?
Sono tanti gli Stati che sono interessati ad avviare trattative e rapporti commerciali con partner solidi e seri come quelli europei. Come detto, i diktat del Presidente Trump aprono le porte a nuove realtà: pensiamo all’India, pensiamo al Sud Est Asiatico, pensiamo all’America Latina. Queste, come altre aree del mondo, stanno crescendo, e lo stanno facendo ad un buon ritmo e per mantenerlo hanno tutto l’interesse a intrattenere rapporti con un’economia già altamente sviluppata e consolidata come quella europea.
Il nord-est d’Italia è un’area caratterizzata per la propensione alle esportazioni e nel caso dell’applicazione di questi dazi sarebbe fortemente colpita. Quali strategie per la difesa dei prodotti europei potranno essere assunte dall’U.E?
Innanzitutto, sono personalmente convinto che il sistema dei dazi non avrà futuro: lo dovrà capire, e le scelte fatte nelle scorse settimane sembrano confermare questo indirizzo, anche lo stesso Presidente Trump. Le risposte mondiali, e in particolare il confronto con la Cina, gli hanno fatto capire che non si risolve e non si può risolvere il problema del deficit commerciale degli Stati Uniti semplicemente imponendo dazi: questa è una questione di qualità. Gli americani, infatti, non comprano i formaggi, i salumi, l’olio, i vini italiani o le auto europee guardando il cartellino del prezzo e scegliendo il meno caro: lo fanno perché fanno una scelta di qualità, ed è quindi su questo che dovrebbero concentrarsi i produttori e l’amministrazione statunitense.
Quali interventi o proposte sono in discussione al Parlamento Europeo che interessano l’arco alpino e le nostre aree?
Sono tante le questioni alpine in discussione, a partire proprio dalle discussioni economiche e commerciali legate anche – ma non solo – al tema dei dazi: l’intero arco alpino è ricco di regioni, aree e città economicamente forti e direttamente interessate dal corretto funzionamento del mercato globale.
Poi c’è tutto il pacchetto legato all’agricoltura e allo sviluppo rurale: stiamo iniziando a lavorare sullo sviluppo della riforma della Politica Agricola Comune. Il dibattito più importante si concentrerà in merito al bilancio pluriennale 2028-2034 che determinerà il finanziamento dell’Unione Europea per i prossimi 10 anni; stiamo facendo ora i primi passi, che sono sicuramente decisivi anche per i nostri territori.
E.C.

















