Imprese Artigiane Veneto: parla l’Assessore Bitonci

Assessore Massimo Bitonci, lei riveste un ruolo importante per il settore produttivo avendo le deleghe alle imprese, commercio, fiere, innovazione e sburocratizzazione. Il Veneto continua a reggersi su una rete diffusa di micro e piccole imprese artigiane che rappresentano il cuore produttivo di molti territori, soprattutto nelle aree montane come la provincia di Belluno.
In un contesto segnato da caro energia, difficoltà di accesso al credito e calo di imprese e occupazione, quali misure concrete pensa di mettere in campo il “Patto per lo Sviluppo” per evitare l’indebolimento del tessuto produttivo locale e sostenere la competitività delle aziende artigiane?
Il Veneto continua ad avere nella micro e piccola impresa la propria forza produttiva e identitaria. Questo vale ancora di più in territori come Belluno, dove l’artigianato non è soltanto economia, ma presidio sociale e tenuta delle comunità. Per questo il Patto per lo Sviluppo nasce con l’obiettivo di rafforzare in modo strutturale il tessuto produttivo veneto, mettendo al centro chi fa impresa ogni giorno anche in contesti difficili.
Le priorità sono molto concrete: accesso al credito, riduzione dei costi burocratici, sostegno agli investimenti e competitività. Stiamo lavorando insieme a Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a nuovi strumenti di garanzia e a una nuova finanza regionale per sostenere liquidità e investimenti delle pmi.
Accanto a questo, i nostri primi provvedimenti regionali puntano con forza su semplificazione amministrativa, sburocratizzazione, innovazione e sostegno alle imprese artigiane, anche attraverso strumenti innovativi come basket bond, crowdfunding e integrazione tra fondi regionali ed europei.
Per Belluno e le aree montane serviranno inoltre misure dedicate: valorizzazione delle filiere locali, sostegno all’artigianato artistico e al sistema fieristico, incentivi per chi investe nei territori più periferici e un’attenzione particolare ai costi energetici e logistici che oggi penalizzano le imprese di montagna.

Lei arriva da un’esperienza al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e viene indicato come un ponte tra Roma e il territorio veneto. Gli artigiani spesso lamentano che strumenti come Transizione 4.0, PNRR e incentivi per innovazione ed energia siano troppo complessi per le realtà più piccole.
Come intende tradurre questa esperienza nazionale in una reale semplificazione burocratica e in bandi più accessibili anche alle imprese artigiane del Veneto?
L’esperienza maturata al Mimit mi ha confermato una cosa molto chiara: spesso il problema non è la mancanza di strumenti, ma la loro eccessiva complessità per le micro e piccole imprese. Transizione 4.0, incentivi energia, bandi PNRR e strumenti per l’innovazione devono diventare accessibili anche a chi non ha un ufficio interno dedicato alla finanza agevolata. Per questo stiamo lavorando su due direttrici: semplificazione e accompagnamento.
Abbiamo già avviato un Tavolo regionale per la sburocratizzazione con l’obiettivo di ridurre tempi, adempimenti e costi amministrativi per le imprese. Vogliamo bandi più semplici, modulistica ridotta, criteri chiari e tempi certi di risposta.
Inoltre, intendiamo rafforzare il rapporto tra Regione, associazioni di categoria, Confidi e sistema camerale per costruire una rete territoriale di supporto alle pmi. L’obiettivo è fare in modo che anche l’artigiano o la piccola azienda familiare possano accedere agli incentivi senza essere schiacciati dalla burocrazia.
L’innovazione deve essere inclusiva: non può riguardare soltanto le grandi imprese, ma deve arrivare anche nelle botteghe artigiane, nelle aziende manifatturiere e nelle realtà produttive delle vallate bellunesi.

Tra i temi che lei ha posto al centro ci sono credito, formazione e passaggio generazionale. Nelle aree montane il rischio non è solo economico, ma anche sociale: quando chiude una bottega artigiana si impoverisce un intero territorio.
In che modo il Tavolo permanente dell’Artigianato, il rafforzamento dei Confidi e il collegamento tra maestri artigiani, scuole e ITS Academy potranno contribuire a mantenere vivi i mestieri artigiani e ad attrarre giovani imprenditori in provincia di Belluno?
Quando chiude una bottega artigiana in montagna non perdiamo soltanto un’attività economica: perdiamo servizi e spesso anche famiglie che decidono di lasciare il territorio. Per questo, credito, formazione e passaggio generazionale sono temi centrali della nostra azione. Abbiamo annunciato l’istituzione di un Tavolo permanente per l’Artigianato con cadenza trimestrale, che sarà uno strumento operativo e non simbolico. Vogliamo affrontare in modo continuativo i problemi delle PMI insieme a chi rappresenta il mondo produttivo.
Sul fronte del credito, il rafforzamento dei Confidi sarà decisivo soprattutto per le microimprese. In questi anni abbiamo lavorato anche a livello nazionale per riformare il sistema dei Confidi, ampliarne le competenze e renderli più efficaci nel supporto alle imprese meno strutturate. Parallelamente serve investire sulle competenze. Dobbiamo creare un collegamento stabile tra maestri artigiani, scuole professionali, ITS Academy e imprese, valorizzando i mestieri tecnici e manifatturieri che rappresentano una grande opportunità occupazionale per i giovani.
Il Veneto ha bisogno di nuova imprenditorialità giovanile, ma anche di trasmettere saperi che rischiano di andare dispersi. Belluno, con le sue eccellenze nell’occhialeria, nel legno e nell’artigianato artistico, può diventare un modello di integrazione tra tradizione e innovazione.

Sul fronte energetico lei ha parlato dell’idroelettrico come “pilastro dell’autonomia energetica veneta”, con un ruolo strategico per la provincia di Belluno. Le imprese artigiane chiedono però benefici tangibili sui costi dell’energia, oggi tra i più alti d’Europa per le piccole aziende.
In che modo il nuovo modello di gestione delle concessioni idroelettriche potrà tradursi in vantaggi concreti per le PMI e per le comunità montane che ospitano gli impianti?
Il tema è innanzitutto la spesa per l’energia: imprese e famiglie subiscono oscillazioni che dipendono da mercati internazionali, crisi geopolitiche e dinamiche sulle quali i territori hanno poco controllo. Quindi, se il Veneto partecipa in modo più diretto alla gestione di una risorsa strategica come l’idroelettrico, può costruire meccanismi per redistribuire parte dei benefici economici derivanti dai canoni e dalla produzione. È una politica industriale, non solo energetica.
Per questo, abbiamo già annunciato uno studio sulla gestione delle concessioni in scadenza nel 2029, e la priorità deve essere quella di ottenere vantaggi economici reali per il territorio. È un dossier che stiamo seguendo anche con il collega assessore alla montagna Dario Bond. L’idea è di costituire una società pubblico-privata dell’idroelettrico, con una forte regia pubblica: Regione del Veneto, Provincia di Belluno e territori interessati dalle grandi derivazioni, affiancati dai privati come soci di minoranza.
Serve una governance pubblica solida, ma anche capacità industriale. Gestire impianti idroelettrici significa garantire produzione, sicurezza, manutenzioni, investimenti e continuità. Stiamo approfondendo anche l’esperienza trentina di Dolomiti Energia, che rappresenta un modello interessante per radicamento territoriale, presenza pubblica e ritorni economici.
Il 2029 sembra lontano, ma per un’operazione di questa complessità è domani. La linea è netta: no alle proroghe automatiche, sì a gare e a una presenza pubblica forte. L’acqua è una risorsa pubblica; l’energia prodotta dalle nostre montagne deve diventare un motore di crescita, autonomia e competitività per i cittadini

E.C.