Stati Generali della provincia: serve regia condivisa del territorio e coinvolgimento di tutti

Presidente Luca De Carlo, lei è intervenuto alla Conferenza d’apertura degli Stati Generali della Provincia di Belluno. Secondo lei, su quali linee di indirizzo dovrebbe muovere la Conferenza? Quali i nodi cruciali da affrontare?
Gli Stati Generali dovranno poggiare su due pilastri fondamentali, sui quali bisogna lavorare da subito; dobbiamo subito capire e decidere se serve – e se manca – una regia condivisa del territorio, e la riflessione e la scelta devono vedere il coinvolgimento di tutti i protagonisti di questa provincia: enti locali, associazioni di categoria, mondo politico, terzo settore, ecc.
Dopodiché, le linee di indirizzo sulle quali personalmente credo sia fondamentale operare sin dall’inizio sono tre: partiamo dal turismo, dove il traino della legacy olimpica sarà fondamentale e dove dobbiamo colmare il gap di crescita rispetto ad altre zone simili alla nostra; la residenzialità, tema cruciale e dibattuto nell’ottica della lotta allo spopolamento, il che lo lega direttamente a questioni come occupazione, lavoro e produzione; infine, un tema più “amministrativo” ma con ricadute concrete sui territori, il ruolo che vogliamo dare alle nuove Unioni Montane, sempre più protagoniste anche nella manutenzione del territorio e nel contrasto al dissesto idrogeologico.

Come noto la Legge Delrio (n. 56/2014) ha trasformato le Province in enti di secondo livello che non sono più eletti direttamente dai cittadini ma dai sindaci e consiglieri comunali. Oltre ad avere tolto il contatto diretto con le necessità territoriali e la rappresentanza dell’identità territoriale, ha privato la Provincia di Belluno di risorse economiche e umane adeguate.
Ritiene sia giunta l’ora di rivedere la Legge Delrio?
Ne abbiamo parlato proprio poche settimane fa in occasione della Conferenza degli Enti Locali: la riflessione condivisa a livello politico è che il sistema – così come è strutturato ora – non funziona. I sindaci già sono divisi tra la guida del loro comune e le decine di organizzazioni istituzionali, e il lavoro di governo di una Provincia – in particolare una provincia montana come quella di Belluno con tutte le sue eccellenze e le sue criticità – necessita di una forte rappresentanza. Dopo dodici anni dalla Delrio, è difficile spiegare che ci si è sbagliati: io ho già fatto mea culpa, per anni sono stato convinto che le province fossero un ente poco utile, ma anche grazie all’esperienza in Parlamento ho capito l’importanza di un ente intermedio tra comuni e regioni. La Delrio è quindi certamente da rivedere, se non da cancellare, ma c’è da capire se il sentimento politico coincide con quello dei cittadini, ai quali per anni la propaganda di una certa parte politica ha dipinto gli amministratori come approfittatori e “mangiatori” di risorse pubbliche.

Lei si è impegnato molto sulla nuova Legge nazionale sulla montagna. Finalmente definiti i nuovi criteri di classificazione delle aree montane, a che punto sono i decreti attuativi?
La nuova Legge sulla montagna prevede una quindicina di decreti attuativi; la nuova classificazione dei comuni montani ci porta al riconoscimento delle vere aree montane, e proprio per questo mi sento di dire che quella bellunese è forse l’unica provincia che non può lamentarsi dei nuovi criteri. Smettiamo di considerare montagna chi semplicemente pensava di esserlo e sosteniamo le comunità delle vere terre alte.

La Commissione da lei presieduta del Senato ha approvato a dicembre scorso un emendamento che delega al Governo la riforma della legge quadro del 1985. Quali novità ci sono sull’ iter della riforma prevista?
Con l’emendamento al Ddl Piccole e Medie Imprese, ho voluto che il mondo artigiano fosse messo nelle condizioni di affrontare le sfide dei mercati con una “cassetta degli attrezzi” adatta al mondo di oggi. Abbiamo infatti delegato il Governo ad adottare una riforma dell’artigianato razionalizzando, riordinando e adattando la normativa attuale.: dobbiamo dare ai nostri artigiani gli strumenti per poter stare e competere nel mondo di oggi, promuovendo anche l’aggregazione fra imprese artigiane così da poterne favorire l’accesso a commesse o finanziamenti; una riforma che può facilitare il ricambio generazionale, l’accesso nel comparto di forze giovani e nuove, mantenendo la figura dell’artigiano al centro del processo creativo e produttivo, coniugando allo stesso tempo tradizione e innovazione. Il Ddl è in discussione in queste settimane in Senato, dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati dello scorso 5 febbraio; una volta che il provvedimento sarà entrato in vigore, il Governo avrà nove mesi di tempo per adottare i decreti legislativi che riterrà necessari per aggiornare la normativa.

E.C.