Dario Bond: «La Montagna non è periferia, ma il cuore strategico del Veneto»

Ass.re Dario Bond, la tua elezione regionale ha suscitato notevoli aspettative nei veneti delle “terre alte” poiché riconoscono la tua conoscenza delle problematiche ed esigenze della montagna. Come hai organizzato la struttura regionale sulla montagna e per le tue deleghe? Quali risorse saranno disponibili?
Il referato alla Montagna è di nuova istituzione; era una promessa fatta dal presidente Alberto Stefani in campagna elettorale ed è stata mantenuta. Al momento non esiste ancora una struttura regionale formalmente e compiutamente definita dedicata alle deleghe assegnate. Tuttavia, l’obiettivo è quello di creare una struttura dedicata, con competenze chiare e personale individuato, in grado di garantire coordinamento, programmazione e continuità amministrativa sulle politiche per la montagna. In questa fase stiamo lavorando alla definizione dell’assetto organizzativo, anche attraverso il coinvolgimento delle direzioni già competenti su materie affini.
Per quanto riguarda le risorse, l’intenzione è quella di riunire fondi attualmente distribuiti su diversi capitoli di bilancio, così da costruire una dotazione organica e meno frammentata, con capitoli e stanziamenti specificamente dedicati alla montagna e alle deleghe di riferimento. Questo consentirà maggiore trasparenza, efficacia nella spesa e una programmazione pluriennale più strutturata.

In relazione agli Stati Generali indetti dalla Provincia di Belluno, cosa ritieni sia prioritario per il futuro della nostra provincia?
Gli Stati Generali rappresentano un’occasione strategica per definire una visione condivisa sul futuro della montagna bellunese, in particolare su tre assi prioritari: la sicurezza del territorio, la valorizzazione delle risorse naturali, a partire dall’acqua, e il sostegno ai servizi e alle comunità locali per contrastare lo spopolamento.
Belluno non deve essere considerata periferia, ma area strategica per l’intero Veneto: energia, ambiente, turismo e qualità della vita sono asset fondamentali che devono generare ricadute economiche e occupazionali dirette per il territorio.
Bene quindi l’iniziativa di organizzare gli Stati generali, ma ancora più cogente sarà dare concretezza ed applicazione a quanto ne uscirà, perché non possiamo limitarci a rilevare dati preoccupanti: dobbiamo costruire proposte operative che rispondano ai bisogni reali della nostra comunità. E non si parla solo di numeri, ma di paesi che si stanno spopolando, di imprese che faticano a resistere e di servizi essenziali sempre più carenti, specie nelle aree interne. È fondamentale fermare questa fuga con politiche di sviluppo territoriali forti, investimenti nei servizi di base e un piano di governance condiviso tra istituzioni e comunità locali.
Per questo credo che gli Stati generali siano l’occasione per mettere in rete tutte le forze – istituzionali, sociali, economiche – e dare risposte immediate su mobilità, diritto all’abitare, assistenza sanitaria e opportunità di impresa. Solo così potremo rendere la montagna non un luogo da cui si scappa, ma un territorio in cui si sceglie di vivere e lavorare, con dignità e prospettive di futuro.

Considerata la scadenza delle concessioni delle grandi derivazioni d’acqua ad uso idroelettrico nel 2029 hai dato avvio a una cabina di regia, quali gli obiettivi?
L’attivazione della cabina di regia sull’attuazione della Legge regionale 24/2022 rappresenta un passaggio strategico per il futuro della montagna veneta e in particolare della provincia di Belluno. Per un territorio montano che da sempre contribuisce in modo determinante alla produzione di energia idroelettrica, questa fase può finalmente tradursi in un maggiore riconoscimento del valore delle risorse locali e in ricadute concrete per le comunità. Vogliamo fortemente che le scelte sulle concessioni mettano al centro l’interesse pubblico, la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile. La montagna ha bisogno di regole chiare, di una governance condivisa e di decisioni lungimiranti: la cabina di regia per l’attuazione della legge è strumento decisivo per trasformare una scadenza amministrativa in una reale opportunità per il territorio. Per questo è stata avviata una cabina di regia tecnica e politica con alcuni obiettivi chiari. Innanzitutto la tutela dell’interesse pubblico: la gestione delle grandi derivazioni deve garantire un ritorno concreto per i cittadini. L’acqua è un bene pubblico e la sua valorizzazione deve produrre benefici economici e infrastrutturali per i territori che la mettono a disposizione.
Tra le priorità poi vi è la definizione di criteri che assicurino investimenti sul territorio: manutenzione dei bacini, sicurezza idraulica, opere compensative e sostegno alle comunità locali. La futura gestione dovrà infine coniugare produzione energetica e tutela ambientale, con particolare attenzione ai deflussi minimi vitali, alla qualità delle acque e alla salvaguardia degli ecosistemi montani. La Regione intende arrivare preparata sotto il profilo normativo e tecnico, per evitare contenziosi e garantire procedure chiare, nel rispetto del quadro nazionale ed europeo. L’obiettivo complessivo è trasformare la scadenza del 2029 in un’opportunità di rilancio per la montagna, non in un mero passaggio amministrativo.

Fra le risorse della provincia di Belluno spicca certamente l’acqua, una ricchezza idrica e anche energetica. Recentemente hai avuto un incontro con il Presidente di SIB – Servizi Integrati Bellunesi Attilio Sommavilla. Cosa ne è emerso?
Dall’incontro con il presidente Sommavilla è emersa una piena condivisione di obiettivi sul futuro del Bellunese e sulla necessità di fare squadra tra istituzioni e gestori dei servizi. Al centro del confronto c’è stata l’acqua, risorsa vitale e identitaria per la nostra montagna, che oggi deve essere tutelata con strumenti moderni e una visione di lungo periodo, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici e dei fenomeni di siccità che iniziano a interessare anche alcuni Comuni del territorio.
Di recente SIB ha avviato un cambio di passo importante: grazie al progetto PNRR da 20 milioni di euro e alla distrettualizzazione di 1.600 km di rete, sta intervenendo in modo strutturale per ridurre le perdite idriche, superando la logica dell’emergenza e puntando su monitoraggio costante e programmazione. Le priorità sono chiare: scuole, ospedali ed edifici strategici.
Col presidente Sommavilla abbiamo inoltre approfondito il tema della qualità dell’acqua, con l’installazione di sistemi automatizzati di clorazione a tutela delle circa 600 sorgenti del Bellunese, e quello dell’energia, guardando alle future gare idroelettriche del 2029 e allo sviluppo del fotovoltaico e delle comunità energetiche. L’obiettivo è rendere il Bellunese un modello di gestione sostenibile di acqua ed energia, leve fondamentali per tenere vive le nostre comunità di montagna.

E.C.