Gestione Sostenibile Montagna Veneto: parla l’Ass. Bond

Assessore Bond, la Regione ha aumentato le risorse destinate alla Provincia di Belluno per le funzioni di caccia e pesca, riconoscendo le peculiarità del territorio montano. Quali risultati concreti si aspetta da questo investimento e come pensa che possa migliorare la gestione della fauna e delle risorse ittiche nelle Dolomiti bellunesi?
La scelta della Regione di incrementare le risorse per la Provincia di Belluno nasce dalla consapevolezza che il territorio montano richiede strumenti specifici e una gestione diversa rispetto ad altre realtà del Veneto. Belluno ha caratteristiche ambientali, geografiche e faunistiche uniche, che comportano responsabilità maggiori sul piano del controllo, della tutela e della gestione delle risorse naturali.
Con questo finanziamento vogliamo rafforzare il presidio del territorio, migliorando sia la gestione della fauna selvatica sia quella delle risorse ittiche. Parliamo di attività fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema montano, ma anche per la sicurezza delle comunità e per la valorizzazione ambientale delle Dolomiti bellunesi. Ci aspettiamo risultati concreti soprattutto sul fronte del monitoraggio faunistico, della prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica, del controllo del territorio e della tutela dei corsi d’acqua montani. La gestione della pesca nelle aree alpine richiede grande attenzione alla qualità ambientale e alla conservazione della biodiversità. Investire su Belluno significa quindi investire su un modello di gestione sostenibile che può diventare un riferimento anche per altre aree montane.

Sul tema dell’overtourism a Cortina d’Ampezzo, Regione, Provincia e Comune hanno avviato un accordo per rafforzare il presidio del territorio extraurbano durante l’estate. Ritiene che questo modello possa diventare un esempio anche per altre località montane del Veneto? E quali sono oggi le principali criticità da affrontare per conciliare turismo e tutela ambientale?
Assolutamente sì. Quello avviato a Cortina è un modello innovativo basato sulla collaborazione concreta tra enti locali, Provincia e Regione, e credo possa rappresentare un esempio importante anche per altre località montane venete.
Il turismo non va demonizzato: è una grande opportunità economica e sociale per la montagna. Tuttavia deve essere governato con responsabilità, soprattutto in territori fragili e di straordinario valore paesaggistico come quello Dolomitico. L’obiettivo non è limitare l’accesso alla montagna, ma accompagnare i flussi turistici verso una fruizione più consapevole e sostenibile.
Oggi le principali criticità riguardano la pressione sui sentieri, il traffico nei passi dolomitici, il sovraffollamento in alcune aree simbolo e, più in generale, il rischio che il patrimonio naturale venga compromesso da comportamenti poco rispettosi o da una presenza eccessiva di visitatori concentrata in pochi luoghi e in brevi periodi.Per questo servono educazione ambientale e capacità di pianificazione: la presenza della Polizia Provinciale in quota non ha perciò soltanto una funzione di controllo, ma anche di sensibilizzazione. È una risposta concreta a un fenomeno che ormai è strutturale, soprattutto il determinate zone, e che richiede una nuova cultura della montagna.

La Regione ha deciso di finanziare tutte le domande ammissibili per il miglioramento della viabilità forestale, con particolare attenzione alle aree montane. Quanto è strategico, oggi, investire nella gestione dei boschi e nella prevenzione del rischio idrogeologico per garantire sicurezza e sviluppo sostenibile alle comunità della montagna veneta?
È una scelta strategica fondamentale. I cambiamenti climatici e gli eventi meteorologici estremi stanno colpendo sempre più frequentemente i territori montani, rendendo indispensabile investire nella prevenzione e nella gestione attiva dei boschi.
La decisione di finanziare tutte le 53 domande ammissibili per la viabilità forestale nasce proprio dalla volontà di dare risposte concrete alle esigenze reali dei territori. Le infrastrutture forestali non servono soltanto all’attività silvo-pastorale: sono essenziali per la sicurezza idrogeologica, per la manutenzione del territorio, per la prevenzione degli incendi e per garantire accessibilità e gestione sostenibile dei boschi.
Le aree montane sono le prime a subire gli effetti dei cambiamenti climatici. Investire qui significa fare prevenzione vera, ridurre i rischi e sostenere le comunità locali. Un bosco curato e gestito è una risorsa ambientale, economica e sociale. Dove c’è manutenzione del territorio c’è maggiore sicurezza per i cittadini, ma anche maggiore capacità di creare sviluppo sostenibile e opportunità economiche legate alla filiera forestale, al turismo lento e alla valorizzazione delle risorse naturali.

Nei nuovi bandi agricoli regionali è stata posta grande attenzione sia ai giovani agricoltori sia alle imprese zootecniche di montagna. Quale ruolo possono avere le aziende agricole bellunesi e venete nel contrastare lo spopolamento delle terre alte e nel mantenere viva l’economia delle aree montane del Veneto?
Le aziende agricole e zootecniche di montagna svolgono un ruolo essenziale non solo sul piano economico, ma anche sociale e ambientale. Senza agricoltura di montagna non c’è presidio del territorio, non c’è manutenzione del paesaggio e non c’è futuro per molte comunità delle terre alte.
Per questo la Regione sta investendo con decisione sui giovani agricoltori e sulle imprese montane: vogliamo creare le condizioni affinché i giovani possano scegliere di restare in montagna e costruire lì il proprio futuro. Le aziende agricole bellunesi rappresentano in questo senso uno straordinario patrimonio: la zootecnia di montagna, in particolare, è strettamente legata alla tutela del paesaggio dolomitico e alla salvaguardia della biodiversità. Ogni stalla che rimane aperta, ogni pascolo mantenuto attivo, ogni malga che continua a lavorare rappresenta un presidio contro l’abbandono e il degrado del territorio.
Oggi più che mai dobbiamo sostenere chi vive e lavora in montagna. Le terre alte non chiedono assistenzialismo, ma opportunità: infrastrutture, servizi, sostegno alle imprese e politiche che riconoscano il valore strategico della montagna per tutto il Veneto. Belluno, da questo punto di vista, può davvero diventare un laboratorio di buone pratiche e un modello di sviluppo che coniughi ambiente, turismo, agricoltura e qualità della vita.

E.C.