Provincia di Belluno: serve una visione unitaria. Il senatore De Carlo su ZES, autonomia e futuro del territorio

Belluno è l’unica provincia interamente montana circondata da Regioni a statuto speciale e confinante con l’Austria, una condizione che crea evidenti svantaggi competitivi. Ritiene che una Zona Economica Speciale possa essere lo strumento giusto per attrarre investimenti, creare occupazione e contrastare lo spopolamento? Quale ruolo intende svolgere in Parlamento per trasformare questa proposta in realtà?
Non so dire se lo strumento ideale per il nostro territorio sia la ZES o un altro tipo di intervento; quello che invece so per certo è che dobbiamo puntare a migliorare le condizioni di vita di tutta la Nazione. Non possiamo poi dimenticare il lavoro fatto sull’autonomia differenziata per il Veneto, legato alla specificità della provincia di Belluno ribadita con il referendum provinciale del 2017; questi e altri strumenti devono portarci ad attirare investimenti e a (ri)chiamare cervelli. Un’attività quest’ultima che stiamo già portando avanti con successo: i dati della CGIA di Mestre ci parlano infatti di un saldo positivo di 9600 unità per quanto riguarda i laureati, italiani e stranieri, tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato o raggiunto l’Italia tra il 2019 e il 2024. La famigerata “fuga” dei cervelli quindi è meno drammatica di quanto raccontato, visto che i dati ci raccontano di un fenomeno che coinvolge solo l’1,1% dei giovani laureati e lo 0,4% dei ragazzi in quella fascia d’età.

Il percorso dell’autonomia differenziata e il referendum del 2017 hanno ribadito la volontà dei veneti di ottenere maggiori competenze. Quali poteri e quali risorse dovrebbero essere trasferiti al Veneto e, in particolare, alla provincia di Belluno per valorizzarne la specificità montana?
Poche settimane fa sono intervenuto al Senato proprio per ricordare, nei giorni in cui si era riaccesa la discussione sul percorso dell’autonomia differenziata regionale, che anche Belluno in quell’occasione aveva proposto – e vinto – un referendum a sostegno dell’autonomia provinciale. Il tema delle risorse è certo importante, ma non centrale: soldi ce ne sono, basti pensare ai Fondi dei Comuni Confinanti, ai Fondi Letta, all’avanzo del Consorzio Bim Piave, e via dicendo. Quello che serve è la visione per questo territorio: è chiaro che la partita più importante del futuro prossimo sarà quella legata alle grandi concessioni idroelettriche; a questa si aggiungono poi temi decisivi per rendere attrattiva la montagna come la viabilità, il contrasto al dissesto idrogeologico, la gestione ambientale, il trasporto pubblico.

Molti amministratori chiedono il superamento della legge Delrio con il ritorno all’elezione diretta degli organi provinciali. Condivide questa posizione? Ritiene che le province più forti, con maggiori competenze amministrative e risorse, possano garantire una gestione più efficace dei territori montani?
Devo ammettere che anche io mi ero lasciato convincere, all’epoca, della bontà della cancellazione delle province; l’esperienza, prima da sindaco poi da parlamentare, mi ha invece fatto capire come sia necessario, soprattutto in un territorio montano e frammentato come il nostro, un ente di coordinamento tra i comuni e i livelli superiori. Credo che il fallimento della Delrio sia sotto gli occhi di tutti, anche di chi l’ha promossa e sostenuta più di dieci anni fa, e ritengo il ritorno all’elettività diretta un passo obbligato. Soprattutto in montagna c’è bisogno di un ente che sappia e possa intervenire sui temi del territorio.

Tra ZES, autonomia, riforma delle Province e politiche per la montagna, quale considera oggi la priorità assoluta per dare a Belluno le stesse opportunità di sviluppo dei territori confinanti e costruire un futuro capace di trattenere giovani e rilanciare imprese e professionalità?
Come ho accennato prima, e l’ho affermato pubblicamente in occasione dell’apertura degli Stati Generali bellunesi lo scorso gennaio a Villa Patt, a Sedico: la priorità deve essere decidere tutti insieme cosa vogliamo fare di questo territorio. La strada l’abbiamo disegnata con la Legge sulla Montagna: l’istituzione e il riconoscimento di nuove professioni, incentivi e agevolazioni per i lavoratori nei servizi, sostegno alle imprese. Abbiamo tante possibilità di sviluppo grazie alle risorse che arrivano sul territorio, ma dobbiamo avere una visione condivisa, che vada oltre l’orticello di ognuno e che guardi al benessere dell’intera provincia. Nel “cerchio della vita” del Bellunese, il centro devono essere i servizi: con questi, tratteniamo e richiamiamo famiglie, che a loro volta trovano e creano occupazione, in un circolo virtuoso che può invertire la rotta. Basta con gli interventi e le proposte “spot”, lavoriamo uniti: solo così, con le risorse disponibili e i tanti provvedimenti a favore della montagna che ci sono e che arriveranno, potremo ottenere grandi risultati.

E.C.