Dalla difesa del suolo all’energia idroBottacin: sicurezza del territorio e protezione civile, priorità per il Bellunese e il Venetoelettrica: le nuove sfide del Bellunese
Assessore Gianpaolo Bottacin, gli sbalzi termici stanno provocando in queste ultime settimane importanti fenomeni franosi in provincia di Belluno e fra questi sulla statale Alemagna che è la principale arteria di comunicazione con Cortina che, come noto, sarà interessata il prossimo inverno dal grande evento delle Olimpiadi invernali. Lei ha una visione generale di questa problematica, qual è lo stato attuale e quali previsioni si stanno facendo nel merito.
Cosa ha fatto la Regione su questo fronte e su cosa è impegnata? Quali soluzioni ritiene siano fattibile per risolvere in maniera definitiva questi problemi? In che tempi si potrebbero realizzare le opere relative?
In generale posso dire che in questi anni la Regione ha fatto enormi sforzi per aumentare la resilienza del territorio, con migliaia di cantieri, molti dei quali dedicati proprio al monitoraggio delle frane e alla sicurezza, in particolare le numerose frane in montagna. Non di tutte peraltro il compito spetta al livello regionale. Nello specifico va infatti chiarito che la Regione non ha alcuna competenza in merito alla gestione della Strada Statale Alemagna e nemmeno in relazione alle frane collegate; ciononostante non ci siamo mai sottratti, nello spirito di leale collaborazione a dare il supporto necessario, tanto che, con riferimento in particolare a Croda Marcora, anche attualmente abbiamo in corso due interventi, uno da parte dei nostri Servizi forestali e uno da parte del Genio Civile di Belluno.
Da anni, con riferimento alle frane lungo la Statale, segnaliamo la problematica; personalmente fin da inizio del mio mandato evidenziai la questione al governo, parlando anche con l’allora ministro Galletti, per quanto riguarda gli aspetti ambientali e di difesa del suolo. In relazione alle possibili soluzioni, poiché il mio Assessorato non è mai stato coinvolto da Anas o dal governo nella definizione e pianificazione delle opere pensate come funzionali ai mondiali prima e alle olimpiadi poi, se non per la valutazione di impatto ambientale, bisognerebbe peraltro chiedere direttamente a loro tempi, modi e risorse.
Assessore, lei ha ben chiara la ricaduta dell’applicazione del decreto 81/2008 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro per i volontari della Protezione Civile ed ha accolto con molta soddisfazione l’approvazione all’unanimità da parte della Conferenza delle Regioni di rivederne l’impatto sul mondo del volontariato.
A sollevarne la questione è stata la Commissione Speciale Protezione Civile alla quale fa parte. Se non ci fosse stato questo intervento, stante le responsabilità che si assumevano i volontari, si rischiava di non averne più?
È stata assunta una decisione opportuna e importante, approvando la richiesta della Commissione Speciale Protezione Civile, di cui faccio parte, di rivedere i contenuti legati all’applicazione del decreto 81/2008 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, un tema scottante per i volontari della Protezione Civile, persone che si mettono a disposizione per aiutare gli altri nei modi più svariati.
Un consolidato orientamento della magistratura tende infatti ad estendere il citato decreto anche ad ambiti in cui non sia formalizzato un rapporto lavorativo contrattuale e quindi anche a tutto il settore del volontariato. Il rappresentante legale dell’associazione viene assimilato al datore di lavoro e i coordinatori ai dirigenti.
Per questo motivo è stata chiesta una modifica al testo del decreto, in quanto il tema della responsabilità poteva creare distorsioni nell’applicazione delle regole del buon senso. La tematica della responsabilità, soprattutto per chi svolge attività volontaristiche è di assoluta urgenza; senza una soluzione il rischio è di trovarsi senza volontari in qualsiasi campo, cosa che farebbe collassare il Paese.
Su sua proposta la Giunta regionale ha rinnovato sino al 31 dicembre 2027 la convenzione con il Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto.
Grazie a questa convenzione, in quali ambiti e condizioni di emergenza medica permette al CNSAS di operare in sinergia con la Protezione Civile?
Diamo continuità a un servizio imprescindibile che rappresenta un’eccellenza del territorio; eccellenza dimostrata sia in Veneto che in molte altre realtà anche fuori Regione, laddove i volontari sono stati chiamati a intervenire. Il CNSAS, oltre che muoversi in stretta collaborazione con il Sistema di urgenza ed emergenza medica, è infatti operativo anche nelle attività di Protezione Civile: nell’ambito di tale servizio interviene qualora lo scenario riguardi il territorio montano o comunque impervio, che richieda l’impiego di personale esperto nelle tecniche alpinistiche, speleologiche, speleosubacquee e altro ancora.
Va peraltro specificato che la convenzione dedicata alla Protezione Civile è distinta da quella in essere con la Sanità, a cui si aggiunge. Il contributo di 300mila euro annui, che come PC mettiamo a disposizione, servirà per la realizzazione di progetti speciali, volti al potenziamento delle attrezzature o alla realizzazione di opere di miglioria delle strutture operative. Una collaborazione, dunque, che continua nel tempo e si rafforza di anno in anno, come si è visto attraverso il cospicuo contributo che abbiamo di recente dato pure per l’acquisto della nuova sede regionale.
Con l’assestamento del bilancio regionale di quest’estate sono state reperite nuove risorse per degli interventi sul territorio della nostra provincia. Quali saranno?
Innanzitutto ci tengo a sottolineare che si tratta di un ulteriore fortissimo segnale per la sicurezza del territorio, in continuità con la linea di intervento che ci siamo dati in questi anni di privilegiare le opere di difesa del suolo che, non a caso, ricoprono quasi l’80% del piano triennale delle opere pubbliche.
Dopo aver trovato in assestamento di bilancio, approvato dal Consiglio regionale su proposta della Giunta, le risorse necessarie, ora daremo immediatamente il via alla progettazione vera e propria di una serie di ulteriori nuovi cantieri. Nel dettaglio si tratta di un prossimo cantiere all’interno dell’abitato di Cortina d’Ampezzo, in località Polveriera, dove è presente in sinistra idrografica del torrente Boite un muro di sponda interessato da alcune erosioni; qui prevediamo una manutenzione straordinaria per il ripristino e il rinforzo di queste opere idrauliche. Sempre sul Boite, ma a Borca di Cadore, andremo invece a riparare la voragine in località Villanova andata formandosi per sifonamento, posta a difesa di un importante condotta fognaria, e a restaurare la medesima, nonché a ripascere le opere in massi esistenti mediante un intervento a basso impatto paesaggistico e di riqualificazione ambientale. Ulteriori interventi sono previsti a Puos, in Comune di Alpago, dove il canale artificiale in cui scorre il torrente Valda presenta il fondo danneggiato dall’erosione e alcuni tratti sono interessati dalla presenza di depositi di materiale detritico: qui andremo a ripristinare il fondo del canale e provvederemo all’asportazione dei sedimenti e della vegetazione in alveo. A Cesiomaggiore, sul torrente Caorame, si prevede il potenziamento del sistema difensivo, costituito da opere in gabbioni, divelto in alcuni punti e parzialmente collassato in altri: l’intervento ha la finalità preventiva di evitare che il torrente solleciti il piede del versante, con la possibile riattivazione del dissesto. Sul torrente Tegorzo, in località San Valentino del Comune di Setteville, andremo invece a ridurre il rischio idraulico e a potenziare l’impianto esistente attraverso il consolidamento delle sponde mediante opere di ingegneria naturalistica.
Parliamo, complessivamente, di 2,7 milioni di euro di nuove risorse che vanno ad aggiungersi ai 788 milioni di euro che la Regione ha investito nell’ambito della difesa del suolo negli ultimi dieci anni in provincia di Belluno.
E.C.

















