GAL Dolomiti: Risultati record e nuove prospettive per il territorio 2023–2027
Presidente Sara Bona, lei ha preso le redini del Gal nel febbraio scorso a metà del percorso della programmazione e attività dell’Ente. Lei conosce la macchina amministrativa pubblica essendo Sindaco di Tambre e ha alle spalle varie esperienze di europrogettazione.
Ci può riassumere, quali risultati ha raggiunto sino ad ora il GAL nella programmazione 2023-2027 e quali sono i Bandi aperti?
Fin dal mio insediamento ho trovato un GAL dinamico e già impegnato nell’attuazione della strategia A_TRATTI. Questo ci ha permesso di procedere con continuità e oggi possiamo parlare di un bilancio molto positivo: abbiamo pubblicato 7 bandi, attivando 5 dei 6 interventi previsti, e il territorio ha risposto con 201 domande, di cui 107 già finanziate. Un risultato che conferma il forte interesse di comunità, imprese ed enti locali verso le opportunità Leader.
Sul piano finanziario abbiamo già messo a bando il 96% delle risorse programmate, con 4,5 milioni di euro concessi e oltre 392 mila euro già liquidati. I singoli interventi mostrano un’ottima partecipazione: 25 nuove imprese avviate, 18 progetti degli enti pubblici finanziati per oltre 2,6 milioni, 26 iniziative di fondazioni e associazioni sostenute per più di 430 mila euro, e 27 PMI dell’artigianato, commercio e servizi sostenute per circa 1 milione. Nel settore primario abbiamo finanziato 5 progetti di diversificazione agricola e 16 iniziative di piccoli agricoltori per un totale di circa 500 mila euro.
Questi risultati sono frutto del lavoro del GAL, ma anche della collaborazione con la Regione Veneto e AVEPA di Belluno. Oggi non ci sono bandi aperti, ma nel 2026, grazie all’aumento della dotazione finanziaria regionale, potremo attivare nuovi bandi per piccole imprese e imprese agricole per circa 1 milione di euro. Il cronoprogramma aggiornato sarà pubblicato a breve sul nostro sito.
Come noto la SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) è una politica di coesione territoriale che mira a contrastare lo spopolamento e a promuovere lo sviluppo socio-economico delle zone periferiche, lontane dai principali centri di servizi che interessano l’Area Alpago-Zoldo.
Che risultati si stanno ottenendo con i tre Bandi che sono stati aperti?
Anche sul fronte della Strategia Nazionale Aree Interne registriamo risultati molto incoraggianti. La partecipazione ai tre bandi già pubblicati è stata significativa e dimostra quanto i Comuni di Alpago, Chies d’Alpago e Tambre credano nelle opportunità offerte dalla SNAI. Ad oggi abbiamo concesso circa 700 mila euro in meno di 6 mesi, suddivisi in interventi molto mirati:
5 nuove imprese avviate, sostenute con contributi specifici per l’autoimprenditorialità;
18 progetti di micro e piccole imprese del commercio, dell’artigianato e dei servizi;
7 progetti di piccoli imprenditori agricoli non professionali, a conferma dell’importanza del settore primario in questi territori.
A breve pubblicheremo anche un nuovo bando dedicato al sostegno ai servizi di base, rivolto a enti pubblici, fondazioni e associazioni, fondamentale per rafforzare la qualità della vita nelle aree più periferiche.
Queste risorse rappresentano un supporto strategico per territori marginali che stanno affrontando sfide demografiche e infrastrutturali importanti: investire qui significa contrastare lo spopolamento e aumentare l’attrattività dell’Area Alpago-Zoldo, offrendo nuove opportunità a cittadini e imprese.
L’Ecosistema Belluno è un’alleanza di enti, pubblici e privati, che ha l’obiettivo di creare lo scambio di conoscenza e la creazione di innovazione nel territorio bellunese.
Cosa è emerso dal recente incontro di co-progettazione del Gruppo di lavoro?
È emersa tanta voglia di condividere ambizioni e visioni. Non saprei in quale altro modo descrivere l’intensità con cui il Gruppo di lavoro, formato da rappresentanti di istituzioni, corpi intermedi e imprese, sta cercando di creare uno spazio comune di crescita e rilancio per il territorio bellunese. Noi ci siamo dati l’etichetta di Ecosistema Belluno, poiché oggi lo sviluppo industriale e socio-economico non avviene più secondo il modello dei distretti locali, di cui il nostro Veneto è stato case-study a livello mondiale, ma che sembra aver raggiunto un punto di maturità. Il paradigma della nostra politica industriale deve aggiornarsi e comprendere che in nuova epoca economica, in cui il valore aggiunto si genera dalla conoscenza e dagli intangibili, l’organizzazione territoriale dei distretti deve elevarsi a Ecosistema dell’innovazione. L’iniziativa che stiamo sostenendo è bene ricordare si integra con quanto il territorio già sta facendo su questo tema da qualche anno. Ma è solo compiendo un ulteriore sforzo comune che potremo ambire ad essere più competitivi, cioè attirare (o trattenere) capitale umano qualificato, fertilizzare il terreno per la nascita e crescita di una nuova generazione di imprese, essere appetibili per leve finanziarie strategiche.
E.C.

















