Trend delle esportazioni e importazioni in provincia di Belluno
Con il processo di progressiva liberalizzazione dei mercati internazionali, la capacità di proporre le proprie merci su mercati diversi da quelli nazionali e dell’Unione europea è diventata strategica per lo sviluppo delle imprese. La nostra provincia è particolarmente vocata all’export, perché?
Questa capacità è particolarmente importante per le manifatture che operano in territori marginali e montani, nei quali i mercati di prossimità esprimono una domanda sempre insufficiente per garantire la sopravvivenza delle imprese locali. Questa propensione all’esportazione dipende da diversi fattori: dall’analisi del mercato di destinazione, dalla strategia di prezzo, dalla efficacia del marketing e della comunicazione ecc. ma l’elemento essenziale per penetrare in nuovi mercati è la qualità del prodotto in relazione al suo prezzo.
Ne deriva che le imprese efficienti, che producono merci ad elevato valore aggiunto, possono più facilmente adattarsi alle diverse condizioni che, inevitabilmente, si trovano in mercati lontani dalla sede produttiva. Se analizziamo il dato grezzo relativo all’andamento delle esportazioni e delle importazioni in provincia di Belluno si notano immediatamente due aspetti cruciali. Il primo è che le esportazioni crescono più rapidamente delle importazioni e che il saldo della bilancia commerciale bellunese è da molti anni positivo e crescente.
Il saldo (dato dalla differenza tra le esportazioni e le importazioni) è cresciuto da 1,144 miliardi di euro del 2000, a 3,698 miliardi di euro del 2024, con un incremento di 2,23 volte. Nello stesso periodo di tempo le importazioni sono cresciute di 934 milioni pari 2,36 volte, e le esportazioni sono cresciute di 3,448 miliardi di euro, con un incremento del 2,26%. La conseguenza di questa sincronia nella crescita è che il saldo è stato, negli ultimi 24, anni costantemente positivo da un minimo del 73% a un massimo del 76% del totale delle esportazioni.
Un segno inequivocabile di una vocazione non contingente all’export. Si noti che le esportazioni dal Veneto nello stesso periodo di tempo (dal 2000 al 2024) sono cresciute di 1,39 volte, quelle in provincia di Venezia del 27%, a Treviso del 98%, solo Verona si avvicina alle performance bellunesi, con un incremento di 1,6 volte il valore iniziale.
Cosa esprimono gli ultimi dati a disposizione?
Secondo l’ultimo dato disponibile, che è quello del 2024, le esportazioni hanno un valore di 5,029 miliardi di euro e hanno avuto una flessione del -4,9% rispetto al 2023, che sconta l’introduzione sciagurata dei dazi da parte dell’attuale governo USA e la modifica dell’accesso ai mercati per effetto delle sanzioni poste a carico della Russia per la sua ingiustificata aggressione all’Ucraina.
Situazioni che sono costate 258 milioni di euro alle imprese esportatrici bellunesi e che hanno bruscamente rallentato una crescita molto vivace (+ 24% dal 2019!). Anche la rapidità e l’ampiezza del rimbalzo dopo la pandemia del 2020 sono un altro segnale evidente di una propensione solida verso i mercati internazionali.
Per capirne la portata ricordo che nello stesso periodo il rimbalzo italiano è stato del 29,8% (come a Verona), mentre quello Veneto si è fermato al 23%. Questo dimostra che i bellunesi non hanno un’idea precisa del valore e delle capacità operative delle proprie manifatture e dei manager che le amministrano. Un altro elemento da sottolineare è la rapida ripresa delle esportazioni dopo la pesante crisi finanziaria del 2008 che, nel bellunese, rallentò la crescita dell’export solo per due anni e, subito dopo riprese, con lo stesso ritmo che aveva negli anni precedenti. Nel grafico numero due è possibile valutare in dettaglio l’ampiezza delle variazioni annuali e si nota come la ripresa delle esportazioni dopo i momenti di crisi è sempre stata più ampia della variazione negativa precedente. Segno che i valori fondamentali delle relazioni economiche con l’estero sono positivamente solidi e affrontano le difficoltà contando sulla qualità delle relazioni costruite nel corso degli anni.
Dei 5,028 miliardi di esportazioni del 2024, 3,7 miliardi di euro sono merito della produzione delle occhialerie. Il settore che si avvicina di più a questa cifra è quello dei macchinari meccanici che vale 426 milioni di euro ed è, quindi, secondo con un notevole distacco.
Al terzo ci sono le apparecchiature elettroniche e di precisione con 123 milioni di euro, seguono poi i prodotti metallurgici per 94 milioni di euro, i prodotti tessili e abbigliamento con 82 milioni di euro e poi, via via, il resto dei settori merceologici. I settori che più hanno risentito della congiuntura determinata dai dazi dal 2023-24 sono sicuramente la meccanica, la carpenteria metallica e i prodotti di carta e editoriali. Si registrano invece variazioni positive nell’elettronica e apparecchiature di precisione e nella vendita di pelli, elettrodomestici e mobili.
Riflettendo su questi dati appare evidente come una parte esorbitante del nostro Prodotto interno lordo dipende dalla capacità concorrenziale delle occhialerie e delle macchine di precisione. Una dipendenza mono produttiva che può diventare molto pericolosa. Per comprendere questa esposizione sui mercati internazionale, e il livello di rischio che la manifattura bellunese corre, è opportuno ricordare quali sono i più importanti mercati di sbocco per valore esportato, al primo ci sono gli USA, dove vendiamo merci per 930 milioni di euro.
Il primo paese che si avvicina a questo valore di esportazioni è la Francia dove vendiamo per 545 milioni di euro, seguita dalla Germania, con 445 milioni di euro, il quarto paese in graduatoria è la Spagna, dove vendiamo per 337 milioni di euro. Seguono la Repubblica popolare cinese, il Regno Unito, la Turchia, il Messico, l’Olanda e la Polonia dove esportiamo per 125 milioni di euro. Dal 2023 al 2024 il calo delle esportazioni è dovuto per il -23% al mercato degli USA, -11,4% in Francia, -4,6% in Germania. Rilevante anche la flessione degli scambi con il Brasile con il -11%. Queste informazioni sulla flessione delle esportazioni sono confermate dai dati relativi all’andamento della produzione che, dal secondo trimestre del 2021, è in calo e dall’andamento dei nuovi ordini, anch’essi in riduzione. Nel 2024 il grado di utilizzo degli impianti produttivi è stato pari al 70%. Solo all’ultimo anno, in relazione al precedente, il calo della produzione è stato del -1,1%, quello del fatturato del -1.9%. La riduzione degli ordini sul mercato nazionale è stata del -2,1% mentre quella sul mercato internazionale segna una crescita del 20%, dato che fa ben sperare sui risultati del primo semestre del 2025. Variazioni negative non particolarmente pesanti ma che giustificano la contrazione delle esportazioni.
Quanto “pesano” in valore le esportazioni?
Se valutiamo il valore delle esportazioni provinciali e ne calcoliamo il peso percentuale sull’insieme del Veneto, quelle bellunesi sono il 6,3%, 2,2 punti più del peso percentuale della popolazione residente che è il 4,1% del totale regionale.
La provincia che contribuisce in modo più rilevante alle esportazioni venete è Vicenza con il 28,4%, seguita con Treviso e Verona con una quota del 19% ciascuna.
A proposito della provincia di Belluno è, però, importante notare che il peso delle sue esportazioni è variato dal 4,1% del 2000, al 6,3% del 2024, pur rimanendo penultima nella classifica tra le province. Se valutiamo il peso percentuale del valore della merce esportata sul prodotto interno lordo o, meglio ancora, sul valore aggiunto, scopriamo quanto sia rilevante per il bellunese la capacità di produrre per i mercati internazionali.
La provincia con il suo apparato manifatturiero ha un valore delle esportazioni che è pari al 75,5% del valore aggiunto 1,4 punti percentuali più della provincia di Vicenza, anch’essa dotata di un mercato pregiato perché trasforma l’oro in gioielli con un incremento del valore aggiunto molto elevato.





















