Dalla difesa del suolo all’energia idroelettrica: le nuove sfide del Bellunese
Assessore Giampaolo Bottacin, ad ogni evento metereologico straordinario ci rendiamo sempre più conto dell’importanza della Protezione civile.
La Giunta regionale ha approvato uno stanziamento di 15 milioni per incrementare l’efficienza del servizio regionale di Protezione Civile.
Quali investimenti e azioni sono previsti nella provincia di Belluno?
Il nostro obiettivo è realizzare in ogni territorio provinciale un polo logistico regionale decentrato. A tale scopo da tempo avevamo avviato con le province diverse interlocuzioni in materia per valutare un quadro di massima sulle possibili alternative in base alle necessità territoriali, ma anche alla reale fattibilità delle eventuali proposte. In tale schema vogliamo riservare un ruolo di primo piano alle aree periferiche, come Belluno, in quanto sono assolutamente interessate ad avere strutture e mezzi in grado di dare una risposta immediata per i cittadini. Per questo alla provincia abbiamo da tempo chiesto che individui un’area per realizzare questo polo logistico e mi auguro che lo individui nel più breve tempo possibile, visto che ormai le interlocuzioni durano da parecchio. Attendiamo dunque da Palazzo Piloni di sapere qual è l’area, dopo di che con una successiva delibera di Giunta definiremo le iniziative finanziate a cui sarà riservato un contributo fino a 2 milioni di euro. Ciò consentirà anche ai cittadini della montagna di avere una risposta ancor più tempestiva da parte del sistema della Protezione Civile del Veneto e dei nostri volontari.
Le aree in quota della nostra provincia necessitano di strategie per la tenuta e la gestione territoriale. Tanto è stato fatto per il ripristino del “dopo Vaja” ma molto deve essere ancora messo in campo. Interessante è stato lo stanziamento di un contributo alle Unioni Montane del Comelico e Agordina, per favorire la competitività delle nostre imprese e la valorizzazione della risorsa del legno. Di cosa si tratta?
È un’iniziativa con cui, attraverso lo stanziamento di 1,4 milioni di euro, andremo a sostenere le imprese esistenti, favorendone la competitività, ma anche a promuovere la nascita di nuove realtà locali legate al legno e al commercio.
Un’ulteriore opportunità di sviluppo dunque per due aree del territorio sulle quali confermiamo la nostra attenzione, in questo caso valorizzando in particolare la risorsa legno, potenzialità importantissima che può e deve essere sfruttata in moltissimi modi, facendolo anche in maniera sostenibile dal punto di vista ambientale. Il bando in essere (le domande sono presentabili fino al 29 maggio) consentirà infatti di ottenere contributi a fondo perduto per innovazioni tecnologiche di prodotto e di processo, ammodernare i macchinari e gli impianti e accompagnare i processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale anche attraverso lo sviluppo di business digitali.
Il Programma triennale lavori pubblici della Regione il 76% degli interventi è indirizzato alla difesa del suolo. Quali cantieri e opere sono previsti per la provincia di Belluno?
Parliamo di un programma che vale 270 milioni di euro. In tale ambito gli interventi in materia di difesa del suolo prevedono opere per 206 milioni di euro, che coincidono appunto con il 76% del totale. Un segnale più che evidente dell’estrema attenzione che la Regione ha per la sicurezza del territorio.
Si tratta di un percorso che non nasce oggi, ma nell’ambito di un piano di adattamento ai cambiamenti climatici elaborato dalla nostra amministrazione e di cui negli ultimi dieci anni abbiamo già investito 2,2 miliardi di euro. Oggi il Veneto, in generale, e il Bellunese, in particolare, sono più sicuri rispetto a quando sono arrivato, anche se resta ancora molto da fare.
Ci tengo a sottolineare che ogni scelta va e andrà fatta in maniera corretta; anche per questo ho voluto fin dalla mia nomina che per la definizione della priorità negli interventi si seguisse il criterio scientifico dell’indice di rischio messo a punto con l’Università di Padova, così da intervenire prima dove i rischi sono maggiori.
In questo contesto il Bellunese è stato già reso ampiamente più sicuro, basti pensare che nel solo dopo Vaia sono stati 1814 i cantieri avviati per un investimento di 640 milioni di euro. Anche nella prossima programmazione continuerà il lavoro di aumento ulteriore della sicurezza, con cantieri in tutte le vallate dal Comelico al Basso Feltrino, dall’Alpago all’Agordino con interventi puntuali curati delle nostre strutture regionali del Genio Civile e dei Servizi forestali per svariati milioni di euro.
La seconda area industriale e artigianale bellunese è sita a Bastia nell’Alpago e necessita da tempo di essere messa in sicurezza. Lei si è fatto promotore di numerosi contatti con il Ministero, l’Autorità di bacino e gli altri interlocutori interessati alla problematica e all’area.
Quali ricadute avranno sull’area interessata?
Si tratta di un investimento di primissimo piano, del valore di quasi 40 milioni, a cui siamo arrivati grazie a un paziente lavoro di squadra innanzitutto con Ministero e AdB e che porterà sicurezza e sviluppo al territorio.
Nello specifico l’intervento riguarderà la realizzazione della galleria scolmatrice di Bastia, cosa che, oltre a mettere in sicurezza la seconda zona industriale della Provincia con interventi strutturali, permetterà anche lo sblocco delle attività edilizie interessate all’area.
Grazie a ulteriori contatti e varia diplomazia, un’altra partita importante che le è riuscita è quella dell’idroelettrico, che porterà ingenti risorse al territorio, in particolare al Bellunese. Di che cifre parliamo?
Oltre alla Legge Regionale 27/2020 sull’energia gratuita, che prevede l’obbligo da parte dei titolari delle concessioni di grandi derivazioni di fornire annualmente energia ai territori o garantirne la monetizzazione, che è già realtà e per la Provincia di Belluno significa decine di milioni di euro in più l’anno, sfida ancor più grande è quella per le nuove concessioni sulle grandi centrali idroelettriche, di cui io ho aperto la strada e lascio una eredità epocale a chi mi succederà.
Dalle tante interlocuzioni che ho avviato in questi anni con Roma, non si può infatti dimenticare la fondamentale partita collegata a questo tema, grazie alla quale dal 2029 le centrali passeranno dalla Stato alla Regione. Per quanto riguarda la nostra Regione parliamo di ben trentaquattro grandi centrali, di cui ventiquattro nel solo Bellunese, che valgono insieme circa 4.500 gigawattora all’anno. Risultato ottenuto grazie alla modifica della normativa statale, condivisa nel 2019 con l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti, oggi ministro dell’Economia, e poi applicata con successive leggi regionali. Una svolta storica, che almeno in questo settore ci porrà alla pari del Trentino in termini di autonomia, con benefici economici per centinaia di milioni di euro.
E.C.

















