Olimpiadi Milano-Cortina 2026: un’opportunità per tutto il territorio Bellunese

Consigliera Silvia Cestaro, lei ha partecipato a Cortina, in rappresentanza della Regione Veneto alla cerimonia di svelamento degli Spectaculars, i cinque Cerchi Olimpici, e gli Agitos, emblema delle Paralimpiadi.
Siamo a pochi mesi dall’inizio delle gare e molti lavori sono ancora in corso. Ritiene che la macchina organizzativa riuscirà ad arrivare per tempo con il completamento delle opere previste e necessarie?
Sono molto fiduciosa che le opere strategiche per le Olimpiadi verranno concluse, rimane ovviamente la difficoltà di riuscire a portare a termine alcune opere di viabilità che hanno trovato in questi anni numerose difficoltà di accordo nella definizione degli impatti territoriali e delle relative scelte progettuali. L’assegnazione anche dei Giochi olimpici giovanili del 2028 sarà di ulteriore stimolo a terminare anche quei progetti già finanziati ed arrivati al tavolo della conferenza di servizi ma che non hanno trovato nel territorio un’immediata condivisione con l’inevitabile dilatarsi dei tempi di realizzazione un esempio tra tutti il prolungamento della tangenziale a Longarone. Non dobbiamo dimenticarci che il nostro territorio sarà pronto ad accogliere non solo gli atleti olimpici ma anche i paralimpici e young, questo è anche un ottimo modo per mettere a sistema quelli che sono le grandi opere sportive realizzate. Non possiamo pensare che i giovani si avvicinino a uno sport se non ci sono le attrezzature e le strutture che li possano accogliere.

Lei è stata vicesindaco e Sindaco di Selva di Cadore e conosce la mentalità montanara e bellunese. Ad eccezione di Cortina sembra che il restante territorio provinciale partecipi timidamente a questo evento mondiale. Cosa si dovrebbe fare per creare maggiore coinvolgimento?
La candidatura per le Olimpiadi Milano Cortina 2026 aveva portato nei territori, soprattutto quelli più vicini a Cortina, un grande entusiasmo. Due anni di covid hanno smorzato quella voglia che si respirava in moltissimi comuni anche di rivalsa turistica nei confronti delle province autonome. Poco coraggiosa anche la scelta di non crederci come Provincia e quindi lasciare a Cortina e alla Regione quella vetrina che invece poteva essere utile ed interessante per tutta quanta la comunità bellunese. Non entrare fin dall’inizio tra i promotori diretti delle Olimpiadi ha bloccato la possibilità di utilizzo dei simboli olimpici in tutti i comuni di potersi addirittura dichiarare Provincia Olimpica cosa che invece Trento e Bolzano hanno fatto. In questo momento il grande lavoro lo devono fare coloro che si occupano di turismo, sport e di promozione del territorio non solo a Cortina ma anche negli altri territori nel portare, ad esempio, convegni che parlino delle Olimpiadi ma anche con filmati, mostre ed eventi ad hoc quello che è stato ed è il lavoro dietro alle Olimpiadi. Si guardi al grande successo dello Sport business forum, l’attenzione da parte dei giovani e delle famiglie alle giornate dedicate allo sport, l’importanza della carta etica regionale per lo sport. Cercare di coinvolgere le associazioni sportive i giovani gli appassionati di sport affinché possano tornare ad essere quella linfa che nostalgicamente ricordiamo ai tempi di Tomba, di Deborah Compagnoni o del nostro Cristian Ghedina quando con le loro imprese venivano seguiti da buona parte degli italiani con entusiasmo ed orgoglio. Ogni comune che nel suo territorio ha uno stadio del ghiaccio, una pista da fondo o un impianto di sci per quanto piccolo dovrebbe riuscire a trasmettere proprio questa voglia di sport invernale e questa voglia di sentirsi parte di un mondo Olimpico un po’ come è avvenuto la settimana scorsa con i mondiali femminili i grandi risultati di Sofia Goggia. In sostanza superare questa apatia che avvolge la società moderna e purtroppo tanti giovani. Si cerca sempre la negatività in ogni cosa che viene fatta, detta o proposta. Senza riuscire a comprenderne la complessità e le potenzialità.

Secondo lei quali sono i punti di forza e di debolezza dei preparativi all’evento?
Sicuramente i punti di forza sono quelli di un territorio che è già abituato all’impatto del turismo di massa dei grandi eventi e nel riuscire ad essere elastico in quel passaggio tra alta e bassa stagione che viviamo ormai da decenni. Questo fa sì che a differenza di altre località dove sono state fatte le Olimpiadi vi sia già tutto quel tessuto di accoglienza capace di assorbire le presenze. Affinché si crei quell’equilibrio di sostenibilità e di valorizzazione territoriale ci vogliono anni di rodaggio e Cortina e il territorio dolomitico questo lavoro lo stanno facendo da decenni. Mi verrebbe da dire Cortina dalle famose Olimpiadi del 1956. Questa è stata l’occasione per rimettersi in pista nel vero senso della parola, sia come struttura alberghiere sia come società stessa capace di mettere a disposizione il know how legato all’impiantistica ma anche la grande preparazione legata all’accoglienza. E credo anche nel riscoprire le proprie origini, la propria cultura e le proprie tradizioni proprio per non essere fagocitati da questa presenza esterna che molto spesso in campo turistico si tende a considerare come fosse un elemento staccato rispetto a quello che è la società di un determinato territorio. Questa è secondo me l’occasione per far vedere cosa sono realmente le Dolomiti e chi in questi territori vive. Dobbiamo riuscire a farlo con autenticità mostrando, perché no, anche le difficoltà che ci sono nel vivere in questi territori ma anche l’enorme bagaglio culturale e di bellezza che ci circonda.

Cosa fare?
Cogliere l’occasione anzi le occasioni perché avere nella nostra provincia tre eventi Olimpici farà sì che il nostro territorio sarà comunque attraversato da tanti ragazzi e ragazze che nella testa hanno sicuramente degli obiettivi chiari e molta determinazione. Pensando al mondo della scuola e alle difficoltà che stiamo vivendo con i giovani questa è un’occasione unica per riuscire a metterli a confronto con altre realtà. Nel cercare di tirar fuori da ognuno di loro quelle che sono le passioni e i sogni per il futuro. Penso al grande lavoro che si può fare all’interno degli istituti scolastici per avvicinare i giovani al territorio e alle persone che vivranno i giochi olimpici, non solo come atleti ma anche come progettisti ed operai specializzati, come fisioterapisti e preparatori atletici, cuochi ed operatori alberghieri… magari con l’individuazione di alcuni obiettivi come quello di realizzare filmati, fare dei blog sul tema, far conoscere il proprio comune all’interno di un grande portale dedicato alle Olimpiadi dei giovani. Nel riavvicinare i giovani allo sport anche professione legate a doppio nodo con l’attività di preparazione e di svolgimento delle Olimpiadi. Tornando allo sport sono fortemente convinta che ogni ragazza e ragazzo dovrebbe avere la possibilità nella vita di provare quanti più sport possibile e considerato le difficoltà delle famiglie sia in termini economici sia in termini di gestione del tempo a questo compito dovrebbero pensare gli enti pubblici in sinergia con le associazioni dilettantistiche. Come Regione ci stiamo impegnando per mettere a disposizione i fondi necessari alla ristrutturazione dei palazzetti dello sport e del ghiaccio in modo da venire incontro alle amministrazioni. Da Roma mi aspetterei un intervento molto forte all’interno degli istituti scolastici affinché vi sia la possibilità per ogni studente di poter sperimentare diverse attività sportive.

E.C.