Belluno tra numeri e realtà

Come la statistica svela il futuro della popolazione e del sistema produttivo

Diego Cason, i tuoi interventi puntuali e argomentati, basati sulla statistica, sono molto apprezzati. Un po’ a tutti quando si parla di statistica viene in mente la battuta di Charles De Gaulle: “Se tu mangi due polli e io nessuno, statisticamente risulta che ne abbiamo mangiato uno ciascuno”
Ci riassumi che cos’è la statistica?
Ci sono molti aforismi sulla statistica, uno dei più divertenti è di Samuel Johnson: “I numeri precisi sono sempre falsi”, ma anche quello del matematico irlandese Des Mc Hale è tosto: “L’umano medio ha una mammella e un testicolo”. L’approssimazione vale per tutte le misure, in ogni disciplina scientifica. Solo che la statistica è più esposta al giudizio pubblico, che non comprende la differenza che c’è tra la l’esperienza personale dei fatti e la loro descrizione misurata. Un esempio classico è chi critica il dato dell’età media di una popolazione perché tutti i suoi amici sono morti prima o sono vissuti più a lungo. La statistica è, come tutte le scienze, la misura di una probabilità che può essere più o meno raffinata, ma che ha sempre un grado di imprecisione. È incontestabile la maggiore probabilità di morire entro 5 anni per un novantacinquenne rispetto a un ventenne, questa evidenza non è meno valida se a un centenario, sciaguratamente, muore il nipote di 23 anni. La statistica si approssima alla realtà delle cose e degli eventi che vuole comprendere, ma non è l’unico strumento per conoscerli. Se una persona è in grado di sommare e dividere le uova non significa che egli sappia da dove provengono né, tantomeno, che sappia cucinare una frittata.

E quindi i dati come devono essere letti?
I dati, frutto di una misura, per essere utili devono essere messi in relazione tra loro e con la conoscenza diretta dei fatti che descrivono. I residenti in provincia di Belluno con meno di 15 anni il 1° gennaio 2024 erano 20.950. Questa non è statistica, è un numero, che alla maggior parte dei lettori non dice nulla. Ma se aggiungo che nel 2001 erano 25.838, che da allora sono diminuiti di 4.888 e del 18,7% chiarisco una relazione che ci informa della loro evoluzione. Se dal 2014 sono diminuiti di 5.116 pari al 19,6% determino un’altra relazione, che ci informa che la loro riduzione è avvenuta quasi tutta nell’ultimo decennio. Se poi dico che dal 2001 al 2014 sono cresciuti di 228 unità, pari ad una crescita dell’1% allora si comprende come negli ultimi due decenni i giovani hanno avuto una modesta crescita nel primo e una pesante riduzione nel secondo. Bene, ora sappiamo che in dieci anni sono “spariti” un quinto dei giovanissimi bellunesi. Se avevate cinque figli e dopo dieci anni sono quattro suppongo lo notereste. Come mai non s’è visto questo mutamento? Potreste giustificarvi dicendo che non avete tempo di contare i figli degli altri. È un buon motivo. La ragione, però, è che il calo è avvenuto lentamente. In media 213 giovani in meno ogni anno che corrispondono a circa uno su cento. Un esodo quasi invisibile, ma la “scomparsa” di 213 giovani non è irrilevante. Se uno di loro fosse figlio vostro avreste un’opinione diversa.

Grafico n. 1 Popolazione residente di età tra i 0 e i 14 anni in provincia di Belluno dal 2001 al 2024

Queste devono intendersi considerazioni personali? Quali gli effetti e riflessioni si possono fare?
Ma non è questione di opinioni personali, – 213 giovanissimi in 20 anni sono 26 classi in meno negli asili nido quindi 26 educatrici occupate in meno, poi 7,3 classi in meno nella scuola per l’infanzia, circa 10 classi in meno nella primaria, nelle secondarie di primo e secondo grado. Questo, in 24 anni, eliminerebbe in totale 257 classi nelle scuole di ogni ordine e grado della provincia. Ma gli effetti non riguardano solo i giovani con meno di 15 anni, o la riduzione degli studenti nelle scuole, ma anche l’insieme degli attivi ovvero le persone che con più di 14 anni disponibili a lavorare. In provincia di Belluno mancheranno circa 4.000 attivi per sostituire le persone che lavorano e che andranno in pensione nei prossimi 5 anni. La diminuzione della popolazione ha effetti su tutta la comunità, perché se diminuiscono i lavoratori e i datori di lavoro si ridurrà la ricchezza prodotta. Se si può trascurare la diminuzione dei giovani è più difficile sottovalutare la riduzione della ricchezza. La statistica ha il pregio di rendere visibile ciò che normalmente passa inosservato se non quando se ne vedono gli effetti successivi. Quando è troppo tardi per evitarne le conseguenze negative. La statistica ha anche il pregio di anticipare la conoscenza degli effetti che produrranno i fatti che registra e misura. Naturalmente a condizione che i cittadini e le istituzioni che li amministrano facciano un uso competente delle informazioni. Il numero di persone che hanno tra 15 e 64 anni e che, in teoria, potrebbero esercitare un’attività professionale, erano 121.252 il 1° gennaio 2024. Anche questo è solo un numero che assume significato solo se lo mettiamo in relazione con gli attivi nel 2001, quando erano 139.705, in questo modo emerge che da allora sono diminuiti di 18.453 unità con un calo del 13,3%.

Grafico n. 2 Popolazione residente di età tra i 15 e i 64 anni (attivi potenziali) in provincia di Belluno dal 2001 al 2024

Come mai la loro riduzione è superiore a quella dovuta al calo dei giovani?
Perché deriva dalla riduzione della natalità negli anni precedenti al 2001; il problema ha origini remote e, pur previsto dalla statistica fin dal 1990, non è stato considerato nelle scelte politiche nelle istituzioni bellunesi. Ma è bene ricordare che la riduzione degli attivi è avvenuta al ritmo medio annuale di circa 800 attivi che corrispondono a una variazione annua dello 0,6% perciò la perdita di 0,6 attivi ogni cento era, ed è, normalmente invisibile. Ma non agli occhi di uno statistico attento che conosce il numero di addetti (il nome degli attivi occupati), che è di 5,4 per impresa bellunese. Perciò la riduzione annua di 800 attivi corrisponderebbe, in teoria, a circa 150 imprese in meno ogni anno. Questo non è insignificante anche se rappresenta solo l’1,1% delle imprese attive totali che sono 13.471. L’impresa è un fondamentale produttore di ricchezza e il loro ridursi preoccupa di più della riduzione degli attivi. Ciò nonostante, anche questa informazione è stata trascurata perché parzialmente occultata dalla presenza di alcune grandi imprese ad elevato tasso di attrazione degli attivi, dalla riduzione dell’occupazione nel pubblico impiego e dai mutamenti della dimensione delle imprese.

Grafico n. 3 Imprese commerciali, artigiane e totali attive in provincia di Belluno dal 2001 al 2023

Che dinamiche ci sono state sul fronte produttivo?
Le imprese totali dal 2001 al 2023 sono diminuite “realmente” di 2.164 unità (- 13,3%, esattamente come gli attivi) ovvero 96 in meno l’anno, pari a una riduzione media annua dello 0,7%, così modesta da apparire insignificante e per questo sottovalutata dai più. L’informazione è stata trascurata anche perché dal 2001 al 2023 gli addetti nelle imprese bellunesi sono diminuiti di 2.960 unità con un calo del 4,7%, un valore meno rilevante della variazione negativa delle imprese e, quindi, ancor meno visibile. Si consideri inoltre, che i lavoratori immigrati (un fatto abbastanza recente nella storia del mercato del lavoro provinciale) nel 2021 erano 5.869, pari al 6,6% degli occupati. Se la riduzione degli addetti ha colpito questi lavoratori è stata ancor meno avvertita dall’opinione pubblica bellunese che considera gli stranieri (anche se residenti) come altro da sé. Tutte le informazioni qui raccolte sono importanti ma insufficienti se non le confrontiamo con i dati che misurano gli stessi fenomeni in territori più vasti. Nello stesso periodo anche i giovani in Veneto e in Italia sono diminuiti ma del 4,5% e dell’11,4%, non del 18,7% come a Belluno. Anche gli attivi sono diminuiti in Veneto e in Italia ma dello 0,3% e del 2,1%, non del 13,3% come a Belluno. Il confronto dei dati con altri territori ci permette di capire che nella nostra provincia abbiamo il grave problema di garantire la stabilità della popolazione residente e la competitività del sistema produttivo.

E.C.