Dazi USA, bilancio agricolo UE e futuro delle aree montane
On. Herbert Dorfmann, come noto lei è un autorevole esponente del PPE, il primo partito del Parlamento europeo, e conosce bene le problematiche dell’arco alpino e della nostra provincia. I grandi sconvolgimenti in corso a livello internazionale stanno rimettendo in gioco equilibri economici e geopolitici che davamo per acquisiti, come i rapporti negli interscambi economici. Oggi, anche con la Presidenza Trump, si aprono nuovi scenari con molte incognite.
Come giudica la nuova politica americana verso i paesi, cosiddetti “amici”? Che ricadute avrà sulla nostra economia italiana e locale?
Direi che questa politica è tutto tranne che amichevole; la vedo soprattutto come un’azione egoistica. È vero che l’Unione Europea aveva già dazi alti verso alcuni prodotti d’importazione dagli USA, ma è altrettanto vero che ci siamo subito detti disposti a confrontarci anche su questi. I dazi USA generalizzati al 15% non sono giustificabili dal punto di vista economico e saranno anche fonte di problemi per alcuni settori economici europei (penso al vino), ma insieme all’azzeramento dei dazi europei rischiano anche di incrementare l’importazione dagli Stati Uniti di certi prodotti, ad esempio quelli lattiero-caseari.
Ritiene che l’accordo raggiunto dall’Unione Europea con gli Stati Uniti sia stato il migliore possibile? Ci sono ancora margini per un suo miglioramento?
Questo accordo ha certamente permesso di evitare una guerra commerciale e di guadagnare qualche altro mese per nuove trattative, ma è evidente anche che il mercato europeo è uno dei più grandi al mondo e nemmeno gli Stati Uniti possono rinunciarci. Mi sarei aspettato quindi da parte dell’UE una presa di posizione più dura e determinata: cedere così rapidamente a un’impostazione ai limiti della legalità – se non oltre – da parte degli USA rischia di indebolirci pericolosamente nel prossimo futuro.
Cosa ritiene debba fare ora l’UE per tutelare le produzioni italiane. Quali altri sbocchi per i nostri prodotti si potrebbero ricercare o migliorare?
Siamo di fronte a un periodo di de-globalizzazione, dopo che il settore agroalimentare ha assistito negli ultimi decenni ad una rapida globalizzazione dei mercati internazionali. Questo percorso ormai è finito e dobbiamo – che ci piaccia o no – tutelare i nostri mercati: in un periodo in cui l’export diventa sempre più difficile, dobbiamo dare ancora maggior peso e importanza alle regole di importazione. È chiaro anche che dobbiamo continuare a credere nei mercati aperti e l’internazionalizzazione delle aziende, e per farlo dobbiamo guardare a quelle aree come il Sud America e l’India che ancora credono nei vantaggi del libero mercato.
Come giudica la proposta di riduzione del bilancio agricolo da parte dell’UE?
Sono convinto che questa proposta non possa funzionare: non possiamo dire da una parte che l’agricoltura è strategica e che dobbiamo accrescere la nostra autonomia alimentare, e allo stesso momento ridurre drasticamente le risorse al settore. Farò di tutto personalmente in Parlamento Europeo per migliorare questa proposta affinché diventi un progetto di rifinanziamento degno dell’agricoltura di questo continente.
Come lei sa le aree di montagna soffrono dei cambiamenti climatici, delle difficoltà di vivere in quota, dello spopolamento, ecc. A livello europeo ci sono attualmente delle proposte concrete per interventi di sostegno per le aree montane?
L’agricoltura di montagna è certamente più debole rispetto a quella di pianura, ma è ugualmente importante dal punto di vista sia delle produzioni che della sicurezza dei territori. Se guardiamo alle ultime grandi catastrofi climatiche in Italia come inondazioni o frane, infatti, una delle motivazioni alla base di queste tragedie è sempre l’abbandono della montagna e il conseguente mancato mantenimento delle terre alte. Dobbiamo quindi investire nella montagna e anche per questo serve un Quadro Finanziario Pluriennale ben più ambizioso. Allo stesso tempo, serve che anche il mondo agricolo “avvantaggiato” della pianura riconosca il ruolo dell’agricoltura di (e in) montagna: è necessaria quindi anche un po’ di “generosità” verso tutte quelle realtà montane che, senza un sostegno economico, oggi non possono più andare avanti.
E.C.

















