Turismo provinciale, sviluppo e necessità di gestirlo. Meno italiani, più stranieri.
Ne parliamo con sociologo Diego Cason.
L’estate si sta chiudendo ma non il dibattito sull’overtourism che in alcune aree della nostra provincia, in particolare quelle dolomitiche rese note e promosse con la loro iscrizione sul sito UNESCO, ha creato ingorghi di traffico, impatto sul territorio e disagi tanto da ipotizzare il contingentamento degli accessi in queste zone. Le opportunità di sviluppo economico prodotte dai flussi turistici sono importanti per il territorio, in particolare il dolomitico bellunese, tuttavia, si tende a enfatizzare in modo ingiustificato la loro rilevanza e sottovalutare i problemi che essi pongono alle comunità residenti.
Diego Cason dal tuo osservatorio di sociologo cosa ne pensi?
Questa è una tipica questione complessa e controversa, perché coinvolge molti attori che hanno diverse opinioni. Una multinazionale proprietaria di un albergo a Cortina ha obiettivi diversi da quelli di un esercente di un campeggio. In modo più radicale sono differenti gli interessi e le opinioni dei residenti da quelle degli ospiti. Per questo è importante condividere le informazioni disponibili sulla qualità e la quantità dei flussi turistici che interessano la nostra provincia. Esprimere opinioni è semplice: basta dichiarare la prima cosa che ci passa per la testa; esse sono interessanti ma inutili quando si vuole comprendere come governare il fenomeno turistico. Per farlo è necessario conoscere i fatti, sui quali ognuno si farà le opinioni che vuole.
Cosa ci dicono i dati? Come deve essere inquadrato il fenomeno?
Le statistiche sul turismo informano sui flussi turistici provinciali dal 1958. Con un’avvertenza: esse rendono conto solo degli ospiti registrati in una struttura ricettiva alberghiera o complementare. I dati sui flussi negli alberghi sono più affidabili di quelli relativi agli altri esercizi, come i campeggi, i B&B, gli affittacamere, i rifugi alpini, le case per vacanze, ecc. Sfuggono alla rilevazione gli ospiti nelle seconde case o in casa di amici o parenti e non disponiamo di dati sul flusso degli escursionisti (chi non pernotta per almeno una notte). Il totale degli arrivi in provincia di Belluno nel 2024 è stato di 1.174.998 che hanno trascorso 4.018.240 notti in una struttura ricettiva. Facendo la media sono 5,9 arrivi per ogni residente e 12,4 per ogni famiglia, 20,3 presenze per abitante e 42,6 per famiglia. Visti in questo modo i flussi possono apparire di modeste dimensioni ma si tratta di strabismo statistico perché nei comuni del Sistema Turistico Locale Dolomiti (Agordino, Ampezzo e Cadore) ci sono l’85% degli arrivi e l’88% delle presenze, ovvero, 1.001.439 arrivi e 3.547.905 presenze, mentre nel secondo STL Belluno (Bellunese, Feltrino e Alpago), ci sono il 15% degli arrivi (173.559) e il 12% delle presenze (470.335). A questo punto i numeri diventano più interessanti. Nel STL Dolomiti nel 2024 c’erano 53.076 abitanti e gli arrivi per residente sono stati 19 e le presenze per residente 67, il triplo della media provinciale. Nel STL Belluno, nel 2024 c’erano 144.712 abitanti e gli arrivi per residente sono stati 1,2 (1/5 della media provinciale) e le presenze per residente 3,3 (1/3 della media provinciale). Il dato significativo è anche quello dei turisti per famiglia: nel STL Dolomiti c’erano 26.698 famiglie e gli arrivi per ognuna di queste sono stati 37 e le presenze 133. Nel STL Belluno, dove le famiglie erano 67.681, il carico turistico è molto inferiore perché era di 2,6 arrivi e di 6,9 presenze per famiglia. Da questo si comprende che il sistema locale Dolomiti è di rilevante importanza mentre quello Belluno è molto meno significativo perché in 23 comuni ci sono gli stessi arrivi e presenze rilevati nei comuni di Alleghe e Auronzo.
Il grafico relativo agli arrivi per abitante evidenzia con chiarezza che ci sono solo undici comuni nei quali il carico di arrivi può essere considerato tipico di una stazione turistica (più di 20 arrivi per abitante). Non è un caso che in questi comuni ci sia la presenza di attrezzature per la pratica dello sci alpino e di fondo che garantiscono agli esercizi ricettivi l’apertura per due periodi stagionali l’anno. Le uniche eccezioni rispetto a questa regola sono i comuni di Comelico Superiore, Pedavena e Belluno nei quali, però, la dotazione di impianti di risalita e piste è decisamente modesta. Primeggiano i comuni di Livinallongo e Selva perché in essi c’è un’elevata portata oraria degli impianti di risalita e un numero di residenti molto piccolo. Unico caso improprio è Borca che non ha alcun impianto ma è premiata dalla prossimità con Cortina d’Ampezzo.
Le prime undici posizioni in graduatoria del carico di presenze, sono occupate dagli stessi comuni e non variano molto, considerando il carico di presenze per abitante, anche se c’è da notare che solo otto superano il carico di 100 presenze per abitante mentre San Vito di Cadore (97,7), Val di Zoldo (82,7) e Colle Santa Lucia (61,1) occupano posizioni molto distanti tra loro.
Quale prima valutazione si può trarre da questi dati?
Quello che è evidente: la provincia di Belluno, nel suo complesso, non è una provincia turistica. Il STL Dolomiti può invece essere definito un territorio ad elevata vocazione turistica; tuttavia, ci sono evidenti squilibri tra i poli produttivi di valore aggiunto turistico e i territori che ne sono la corona periferica locale. Per chiarire questa affermazione è evidente la differenza di rango turistico tra San Vito e Valle di Cadore che pure sono molto vicini. Lo stesso vale per il comune di Arsiè, il primo del STL Belluno che si avvicina ai valori del STL Dolomiti, e Alpago, entrambi dotati della risorsa lacuale del lago- ben utilizzata ma con una popolazione di riferimento nettamente differente (11.165 arrivi e 38.5487 presenze su 2.164 abitanti ad Arsiè contro 17.267 arrivi e 43.309 presenze su 6.626 abitanti in Alpago). Un altro aspetto che può fuorviare le considerazioni relative al turismo dolomitico è legato alle variabili della cittadinanza e del tipo di esercizio destinato ad ospitare i turisti e il loro cambiamento nel corso del tempo. Due aspetti cruciali perché da essi dipende il diverso valore della spesa turistica.
Ce la puoi rendere maggiormente comprensibile?
Nel grafico seguente relativo alla variazione degli arrivi turistici si nota con chiarezza come l’insieme degli arrivi dei turisti italiani segni, a partire dal 2000, un calo costante, anche se moderato, invece, al netto delle variazioni indotte dal covid tra il 2019 e il 2020, i flussi di arrivi turistici stranieri sono in costante crescita, particolarmente evidente a partire dal 2015. La crescita degli ospiti stranieri sia negli esercizi alberghieri sia in quelli extra alberghieri o complementari è stata talmente rapida da sorpassare il numero degli ospiti italiani in entrambi i tipi di esercizi nel 2024. Gli ospiti stranieri negli esercizi alberghieri producono un valore aggiunto superiore a quello prodotto dagli ospiti italiani e quindi sono flussi pregiati per gli esercizi e le località in cui questa crescita si è manifestata. Gli arrivi degli stranieri negli alberghi sono più che raddoppiati (+211%), quello degli italiani una riduzione del 10,5%; gli arrivi degli stranieri negli esercizi complementari sono triplicati (+344%) mentre quelli degli italiani evidenziano una modesta crescita dell’1,2%
Le presenze (il numero di notti trascorse nelle località turistiche dagli ospiti) hanno subito un cambiamento rilevate e differente da quella degli arrivi perché dal 2000 al 2024 le presenze dei turisti italiani sono in costante e rapido calo mentre le presenze degli ospiti stranieri sono in costante crescita tanto che nel 2024 si sono avvicinate moltissimo hai valori che misurano le presenze degli italiani. Anche questa variazione è molto importante perché ciò che determina i ricavi delle imprese ricettive non sono il numero degli ospiti ma il numero di pernottamenti. Le presenze degli stranieri in albergo sono cresciute del 130%, quelle degli ospiti italiani sono diminuite del 41%, negli esercizi extra alberghieri le presenze degli ospiti stranieri sono aumentate del 212% quelle degli italiani sono diminuite del 54%. In questo caso il flusso degli stranieri compensa meno della metà della riduzione delle presenze determinata dal calo degli italiani.
Anche la semplificazione che raggruppa gli arrivi e le presenze per esercizi alberghieri ed extra alberghieri complementari è un’informazione che può trarre in inganno. Come si può notare nei grafici seguenti la maggior parte degli arrivi (il 31%) è negli alberghi a tre stelle e le residenze alberghiere, mentre negli esercizi complementari è negli alloggi privati (alloggi da 1 a 6 camere comprese le locande le residenze rurali e le country house).























